Sono un poeta, cara: il web mi ha aiutato a scrivere per lavoro (DNews, 22/01/10)

Posted by Diletta on Gen 26, 2010 in dnews |

guido_catalano

Diletta Parlangeli>Roma

Secondo me le poesie vanno lette a voce alta. Non è essenziale essere nudi, ma a voce alta sì. Anche se si è soli. Anzi meglio” scriveva nel 2000 Guido Catalano nell’introduzione alla prima edizione (tre in tutto) de I cani hanno sempre ragione , a cui sono seguiti Sono un poeta, cara e Motosega. Per fortuna che lui a voce alta le legge in pubblico, le poesie che scrive. Un poeta decisamente 2.0, attivo sul suo blog, così come su Facebook, ha fatto della rete un punto di forza.  Ospite domani della prima puntata di Barbareschi Sciock  (ore 21, La 7), ha un passato da cantante e una cospicua gavetta in giro nei locali con i suoi reading (ormai due o tre a settimana:  «Ora è il mio lavoro» dice).
È sempre stato un poeta blogger?
Nel 2003-2004 avevo un blog su una piattaforma, poi ne ho scoperto le potenzialità e ho messo su un dominio. È leggibile  da chiunque, viene linkato su altri blog. Non parliamo poi di come siano aumentate le possibilità di promuoversi con Facebook, di trovare contatti per nuove serate. Quasi non uso più le mail. Insomma, io all’inizio andavo in giro con secchio e colla ad attaccare i manifesti degli spettacoli, direi che le cose sono cambiate.
Esiste l’ispirazione?
Sì. Io ad esempio non ho una metodologia scientifica nella scrittura. Capita che non scriva anche per un mese, ma poi mi viene l’ansia.
L’ansia di aver perso “il dono”?
No, però se non scrivo per un po’ mi manca: è una forma di auto psicanalisi pazzesca.
E come ne esce da queste “sedute”’?
Bene direi. Solo alle volte ho delle sensazioni strane, come quando il pubblico ride per cose che io non avevo considerato affatto comiche, o il contrario. Spesso il significato di quello che scrivo arriva dopo. Alle volte sono cose così oniriche che le capisco solo  con il tempo.
Strano, molto strano.
(Silenzio, ndr) Tutto bene?
Sì.
L’interpretazione è parte fondamentale delle sue poesie. Vantaggio o pericolo?
Mi è stato fatto notare più volte che  cambino completamente se lette anziché ascoltate. Io spero che chiunque le legga goda a sufficienza, ma è anche giusto che siano legate ad un’interpretazione specifica e originale. Anche perché è la mia, non ho mai studiato recitazione.
Una delle sezioni del libro si intitola ‘Non ditelo ai bambini’: cos’è che non  gli si dovrebbe  dire?
Il titolo nasce da una poesia che racconta, tra il resto, di Qui Quo e Qua che hanno un fratello nato senza becco che tengono chiuso in cantina.  Io penso che ai bambini si possa dire tutto. Anzi, no: io se avessi saputo quella storia ci sarei rimasto malissimo, come quando mi dissero che Babbo Natale non esiste.

Foto di Valentina Fontanella

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