Michael Bolton: allievo con Pavarotti, ora sono il talent scout della nuova Madonna (DNews 01/12/09)

Diletta Parlangeli>Roma
Cinquantatre milioni di dischi venduti, due Grammy sulla mensola e una galleria di collaborazioni da far invidia a svariati artisti. Michael Bolton torna con un nuovo lavoro “One World One Love”. E di amore parla, in effetti, nelle 12 tracce dell’album che vede feauturing con Ne-Yo, Tami Chynn e soprattutto Lady Gaga. Nuovo cd e nuovo tour (il 20 gennaio all’Arcimboldi di Milano e il 23 al Palasport di Mantova) per il cantautore che ha collaborato con i più grandi, da B.B King a Luciano Pavarotti, da Bob Dylan a Placido Domingo. «Da Pavarotti a Lady Gaga: Gagarotti» scherza avvolto nella sciarpetta grigia che protegge la gola.
Com’è partita la collaborazione per “Murder my heart”?
Lady Gaga mi ha contattato quando nessuno sapeva chi fosse. Le ho chiesto di inviarmi un qualcosa (sapete come si fa adesso con gli mp3, basta aprire il proprio laptop e ascoltare) perché in quel periodo ero lontano da L.A. Quando l’ho sentita ho avvertito una bella energia, lei è la nuova Madonna.
E poi?
Quando ci siamo incontrati ho capito che era molto concentrata sul nostro progetto. Vestita come fosse pronta per il palco, ha intonato qualcosa e ho anche capito che aveva un talento, il che non è poco ormai, considerato il numero di artisti “creati” negli studi di registrazione. Ci siamo incontrati a Londra, e abbiamo lavorato dalle 20 fino alle 6.40.
Una bella differenza con Big Luciano.
Beh sì, c’è un bel salto. Sono entrambe persone di talento, ma ho molto studiato per l’incontro con Pavarotti. Mi ricordo che dopo avermi ascoltato disse: “Tu hai studiato per fare il tenore”. Gli risposi che in realtà avevo studiato lui.
Un’ emozione.
Quando incontri qualcuno che stimi molto, ti senti nervoso. La stessa sensazione che provai con Bob Dylan. Accade quando nutri un profondo rispetto per la persona che hai davanti.
A proposito di voci create in studio, che ne pensa di quelle uscite dai talent show?
All’inizio, lo ammetto, ero molto scettico. Si svolgono in televisione, e la televisione viaggia con i numeri: se in due mesi li fai bene, altrimenti sei fuori. Poi ho sentito alcune voci, e mi sono accorto che non sarebbero probabilmente mai state scoperte senza quelle occasioni.
A Sanremo tornerà?
Forse quest’anno, forse il prossimo. Sanremo è esattamente quello che dicono, con tutte le sue potenzialità.
Continua il suo impegno con la Michael Bolton Foundation?
Sì, c’è ancora molto da fare per donne e bambini vittime di violenza. Ho iniziato quest’attività sociale perché scioccato dai numeri da epidemia del fenomeno.