Jacko animale da palcoscenico: il film del suo ultimo backstage (DNews, 29/10/09)
Diletta Parlangeli>Roma
Era tutto pronto. Definito all’ennesimo dettaglio, come nel suo stile. Jacko è mancato proprio al suo migliore show. Uno spettacolo (all’Arena 02 di Londra) la cui preparazione è raccontata in Michael Jackson’s This is it, il documentario diretto da Kenny Ortega che riassume in 111 minuti le oltre cento ore di riprese effettuate da aprile a giugno scorsi tra backstage e prove e che è stato accolto con emozione dai fans di tutto il mondo (eccetto quelli che hanno lanciato il boicottaggio per la mancanza di riferimenti nella pellicola alla cagionevole salute del re del Pop). Pieno di prenotazioni al Barberini di Roma ieri sera così come negli altri 600 cinema che lo proietteranno, per sole due settimane, in tutta la Penisola.
L’omaggio che Ortega (anche partner creativo del concerto) ha realizzato per il cantante inizia con una serie di interviste agli aspiranti ballerini della compagnia. Poche battute a testa – e molte lacrime – che raccontano la passione sconfinata per il personaggio: «Ho visto il video di Thriller quando ero bambina – dice una ragazza bionda – e adesso sarebbe un sogno ballare con lui». Giovani artisti dall’occhio lucido provenienti dall’Olanda e persino dall’Australia. Per Jacko questo e altro. E lo stesso valeva per lui. Non c’era un aspetto dello spettacolo che non stesse curando con maniacale partecipazione. Nel documentario lo si vede scervellarsi su ogni singolo accordo o modulazione di voce, su ogni movimento scenico e passaggio di luce. «Michael, ci devi dire come la vuoi» gli dice ad un certo punto il coordinatore musicale. «Io la voglio come l’ho scritta. Anzi, come la sente il pubblico: voglio che sia come nel cd» risponde. Scrupoloso e attento («Abbiate pazienza, sto cercando di abituarmi all’orecchio interno, scusate» e «Con amore, lo faccio con amore “L-o-v-e”») il Michael Jackson che esce da questa pellicola è un personaggio pronto per l’idolatria collettiva. Mai scomposto, umile ma determinato e persino fragile nella sua ossequiosità.
I 50 live londinesi, lo dice anche nel video, dovevano essere “quelli dell’addio”. In realtà ieri Ortega ha commentato che Jacko volesse invece «programmare un tour mondiale, era nel suo sogno». A vederlo nella pellicola distribuita da Sony Pictures in effetti sembra proprio che non avesse perso la voglia di stare sul palco. Oltre alle esibizioni on stage durante quei mesi erano stati preparati una serie di video complementari allo show: la versione innovativa degli zombie di Thriller, e un’azzeccata ambientazione gangster per Smooth Criminal, con Jacko che raccoglie il guanto di una splendida Gilda/Rita Hayworth prima di lanciarsi in una fuga dalle pallottole di una Chicago in bianco e nero. Le immagini per Human nature descrivono invece una terra bellissima minacciata da una ruspa (e lui ricorda al suo staff: «Dobbiamo lanciare un messaggio d’amore, il pianeta trattato così durerà solo altri 4 anni»).
Queste e altre le idee che lo avrebbero accompagnato davanti all’applauso del suo pubblico. Sì, è mancato al suo migliore show.