L’accozzamento

Posted by Diletta Parlangeli on ott 25, 2009 in Mentre vivo |

L’accozzamento è un problema sociale. Parliamone. Per accozzamento s’intenda in questa sede la capacità di un essere umano di diventare improvvisamente appicicoso e faticoso alla gestione. Come la bellezza, è difficile decifrare se sia oggettiva o risieda negli occhi di chi guarda.
Tendono ad accozzarsi quasi indistintamente uomini e donne (con maggiore riuscita delle seconde), e l’abilità principale che glielo consente è il tempismo. Quasi come un’alchimia (la stessa che tende a far sì che due persone si attraggano), la persona subisce un cambio di pelle, tipo mutante, che lo rende da delizioso soggetto di compagnia ad insopportabile zanzara nell’orecchio (Fabio Volo l’avrebbe definito gatto attaccato ai maroni, ma qui non si copia, al massimo si cita).

Ora, è quasi impossibile rintracciare le ragioni di questo black out emotivo, di questo browser che non fa vedere i video, di questa foto che non entra nel cms perché non è in formato jpg. Ma le ipotesi sono la placenta della mente umana, quindi perché non profilarne qualcuna anche in questo caso.

Accozzamento generato:
-Non rendendosi conto del contesto, il personaggio passa da una situazione di piacevolezza a quella di piacere puro. Prova immenso piacere a trascorrere del tempo con la persona (che è vittima dell’accozzamento), e a renderla partecipe della propria esistenza. Un piacere sempre più forte, incontrollabile, che si condisce della domande da psicosi sentimentale tipo: “Ecco, avrò detto troppo?” “Ma gli piacerò?” “Ma che faccio parlo o taccio?” “Glielo dico o non glielo dico?” “Ma che glie frega a lui/lei di sapere dove sono cosa faccio e cosa penso?” “Saluto o non saluto?” “Sms o chiamata? Messaggio in posta Facebook?” (per le appendici più geek si può addiritura ipotizzare gli estremi di stalking per “like” e “commenti”).
Il passaggio per il generatore di accozzamento è quasi impercettibile. Diventa un atomatismo come soffiare sopra la tazza di tè caldo o sbattere gli occhi davanti a un rumore improvviso.
Un riflesso incondizionato che invece la vittima di accozzamento vive con immenso disagio.

Vittima di accozzamento:
- L’accozzato vive. Ha la vaga percezione che l’accozzante esista, e magari ricorda anche di essersi piacevolmente trastullato/a con esso/a. Ne ha un piacevole screenshot in testa, e lo conserva per i  momenti di tristezza (se va bene). Lo/a sente lo/a cerca, ma a intervalli di piacimento, senza troppi sbattimenti che c’ha altro da fare (o solo da pensare). Ad un tratto, si accorge che la propensione alla sanguisuga si fa da minaccia realtà. Attenzione: drizza le orecchie, osserva i movimenti – con una certa inquietudine – e delinea un breve profilo della situazione.
Se la valuta anche solo minimamente pericolosa, opta per due vie d’uscita: a) si dà alla macchia; b) si rende inconsciamente o meno insopportabile, per tentare un allontamento spontaneo dell’altro/a [un po' vigliacco ma più indolore, anche se non tuti demordono].
L’operazione richiede una certa abilità a seconda delle variabili: 1) si tiene alla persona accozzante, che si è dimostrata comunque una valida presenza, una simpatica compagnia (ed eventualmente anche una piacevole esperienza a letto); 2) Preso atto del tutto, si conviene che non ci sia proprio niente da fare, e non si ritiene nemmeno di dover dare spiegazioni di sorta, perché la persona è passata da ottima scelta a terribile errore.
Nel caso 1) si cercheranno le parole migliori per ovviare all’inconveniente, nel caso 2) la reazione generale nonostante gli sforzi di celarlo si configurerà come un coro con tenori e bartoni e voci bianchi che canteranno all’unisono un “sti cazzi”.

Ora, la discrepanza tra le due condizioni è notevole. Scaturirà spontanea l’osservazione: “Eh ma scusa, questa è la solita storia per cui nelle coppie c’è chi ama e chi no, nelle relazioni chi è più presente e chi meno, e non ci si piace mai allo stesso modo, e i tempi non coincidono mai, e lui/lei scappa e l’altro/a corre, e non ci sono più le mezze stagioni”. Vero. L’accozzamento deriva anche da questo. Ma attenzione. E’ un atteggiamento che invade molti campi e molti generi di relazioni, da quelle di sesso a quelle di frequentazione, perfino quelle di amicizia (e addirittura quelle di amicizia online, che è tutto dire).
Il problema è che succede tutto in un attimo, e quasi non ci si rende conto. Il soggetto comincia ad essere evasivo, sfuggente, e l’altra persona si dice: “Oh, ma che niente niente questo/a pensa che m’accozzo?”
La verità è tutti siamo accozzanti generati e vittime di accozzanti, almeno una volta, al di là dell’indole naturale.

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  • 25 October 2009 at 23:11 diletta(nonèunnick)
    mi fanno notare che è molto probabile io mi sia inventate suddetto termine, tanto per la cronaca
  • 25 October 2009 at 23:18 Le Favà
    Io lo uso per dire un insieme cose messe così alla rinfusa.
  • 25 October 2009 at 23:19 Smeerch
    Nice one. I'm the King of.
  • 25 October 2009 at 23:19 diletta(nonèunnick)
    sì, quella dovrebbe essere l'accezione italiana corretta. Io lo uso un po' così ;)
  • 25 October 2009 at 23:20 diletta(nonèunnick)
    @smeerch grazie per l''outing :D Ma in merito al post, voto? No perché il giudizio c'è tutto ma quanto mi dai? la ragazza è brava ma non si applica?
  • 25 October 2009 at 23:29 ezekiel
    (glielo dico o non glielo dico?)
  • 25 October 2009 at 23:30 diletta(nonèunnick)
    (ecco, che ho fatto, se è grave, dm grazie)
  • 25 October 2009 at 23:31 diletta(nonèunnick)
    (ah, ecco, per altro in quel caso era meglio non dirlo, vista la cazzata. Ma non lo sa mica nessuno no?)
  • 25 October 2009 at 23:31 Smeerch
    La ragazza si applica pure troppo. ;)
  • 25 October 2009 at 23:33 diletta(nonèunnick)
    vabbè la sufficienza in italiano scritto l'ho presa, evvai

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1 Comment

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