Calder, demiurgo del movimento (DNews, 23/10/09)
Diletta Parlangeli>Roma
Basta un piccolissimo spostamento d’aria. Un solo impercettibile movimento. È sufficiente per far sì che le opere di Alexander Calder (1898-1976) diventino una, cento, mille. Al grande artista del secolo scorso Roma dedica da oggi al 14 febbraio una mostra con 160 opere provenienti dalle più grandi collezioni esistenti: dal Museum of Modern Art di New York alla Raymond e Patsy Nasher Collection di Dallas e, ovviamente, la Calder Foundation. Un percorso che come ha spiegato il curatore (nonché nipote dell’artista) Alexander S.C. Rower, è stato pensato sia per chi «non lo conosce affatto» che per chi «crede di conoscerlo fino in fondo». Si tratta della prima mostra di queste dimensioni dal 1983, quando toccò a Torino: «All’inizio ho pensato che fosse un’idea pazza quella di portar qui l’opera di mio nonno – continua – ma quando ho visto gli spazi ho subito capito che erano perfetti». Il Palazzo delle Esposizioni - che accoglie il nuovo presidente Emmanuele Emanuele e che l’assessore alla Cultura Croppi ha definito «il salotto della Capitale» - sembra quasi fatto a posta per accogliere le creazioni. Si aggiunge per altro all’ottima conformazione degli ambienti anche la trovata espositiva che avvolge le sculture in angoli bianchi: solo così se ne possono studiare le ombre, a tratti interessanti almeno quanto le opere stesse. Ci sono i suoi oggetti mobile (termini che gli consigliò Duchamp per indicare le sculture in movimento) e stabile (che arrivò di rimando da Jean Arp). Forme di animali astratti e astratti contorni raccontano costellazioni, alberi e scene circensi attraverso creazioni di fili di ferro e lamiere, legno. Una materia energica che ha preso forma nelle mani dall’autore immortalato magistralmente da Ugo Mulas, i cui scatti sono esposti al secondo piano del Palaexpo (intuizione magistrale). Un viaggio nel Calder artista e uomo: deciso e appassionato, con gli occhi raggianti di elettricità creativa.