Via dell’osso sacro (a’ Tibbburtina)

A Roma c’è via dell’osso sacro. E’ pure piuttosto lunga. Dove sta? Parte da dietro termini e arriva a Tivoli (e oltre). [Come? Quella è via Tiburtina? Ahn. Sarà…]
Per accorgesene davvero, che è via dell’osso sacro, bisogna farla in motorino.  Non che con la mia confortable Twingo (d’un nero cattivo) si faticasse a capirlo – tra sobbalzi e rumore di carrozzeria vibrante –  ma sono le due ruote a suggerire la vera ebrezza. In macchina sembra di stare su di quelle attrazioni da luna park che dovrebbero divertire, ma son buone solo a far venire il mal di stomaco. Controindicazione: non si riesce a sentire un cd che sia uno. Niente, vietato. Si sono solo dimenticati di avvertire con apposita segnaletica che è proibito inserire album nello stereo durante la percorrenza. O forse a qualcuno piace l’effetto karaoke/sarabanda della canzone che salta a intervalli di un minuto o due (a seconda del dislivello dell’asfalto).
Il primo tratto di via dell’osso sacro, dopo San Lorenzo, inizia vicino al cimitero del Verano: sampietrini puri rattoppati qua e là da catrame. I suddetti sono impietosi, e pare di sentirseli conficcare dove non batte il sole mentre si siede sul 125 posto passeggero (cioè dietro al conducente, in questo caso coinqui).
Finiti i simpatici quadratini (per la cronaca, ci feci un articolo l’anno scorso, costano ai romani 80 euro al mq di manutenzione), si inizia con quello che per decenza chiameremo asfalto. Ehm. Una copertina patchwork regala una visione più omogenea. Pare che quando l’hanno fatta abbiano detto agli operai “unite i puntini, come nella settimana enigmistica, e riempite solo il disegno che esce, il resto pazienza”.  Ginkana per superare i tombini ormai sprofondati in così tanti strati catramosi da non vedersi più. Nelle buche non rattoppate poi, ci sono i piccioni a bordo piscina in villeggiatura per l’estate, ché in centro ci son troppi turisti.
Butubum, butubum.
Pare siano venuti qua a studiare i sali-scendi delle montagne russe quelli di Disneyland Paris.
Il corpo (con tutti gli annessi) traballa come in preda a convulsioni mentre il casco sembra dire “va bè ragazzi ma ora mi chiedeto troppo però!”.
E intanto tra salti e prove di destrezza l’equilibrio si riacquista cadendo di peso sulla sella, proprio nel baricentro dell’osso sacro.
In via dell’osso sacro.

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