Le mie parole (cap.2)

Posted by Diletta Parlangeli on Lug 6, 2009 in Opinioni |

De Le mie parole – Samuele Bersani – ne ho già parlato (forse nella mia vecchia casa Splinder). Racchiude tutta l’enigmatica forza che riescono ad avere quelle strane lettere che uniamo ogni giorno e alle quali il tempo ha dato senso. “Precipitosi sassi da scagliare” o “palle di neve al sole”.  Le parole sono importanti, direbbe Moretti. Io dico che sono essanziali e appassionanti. E come tutte le maledette passioni, finiscono per bruciare, spesso. Perché si possono  rivoltare, rigirare,  rimbalzare fino a farle diventare l’oggetto impazzito in una partita di squash: non gli si sta dietro.
Però possono anche essere mitigate, smussate, ammorbidite. O magari  rinvigorite, appesantite, sconquassate.

Su un blog è andata in scena la rivolta dei numeri (primi) verso le parole. In queste frasi qualcosa di vero c’è.  Si dice che basti “una virgola e il senso di una frase sfuma. Si trasforma”.  Ecco a voi l’eterno dilemma della comunicazione.
Ed è questa la meraviglia. Certo, da qui incomprensioni, fraintendimenti, ma io avevo capito che, ma tu mi hai detto che, ma quello aveva spiegato questo, e tizio l’aveva raccontato così, eh ma no ciccio tu qusto non me l’hai mai detto etc etc. Posto il fatto che grazie a Dio noi tutti siamo arrivati quando già la storia aveva creato dei sensi precisi per le nostre espressioni di uso comune (pensate ai tempi dell’Unità d’Italia che razza di casino possa essere stato), e posto anche il fatto che le incomprensioni fanno girare gli zebedei sempre e comunque, è parte del gioco.  Ma pensate un mondo senza parole, o peggio, con parole usate male (ops, forse ci siamo già dentro). Quello che molti non pensano, è che ogni parola è una scelta. Sarà che (per ora, ehm) ci lavoro con i testi, ma ogni segno che passa da un cervello a una penna, o meglio, a una tastiera, è frutto di una selezione. Una decisione. E le decisioni sono importanti. Gli esempi non importa che stia a farli io ché c’è gente ben più preparata di me. E’ anche bello in certi casi scegliere di non farsi capire. Ma quimi riferisco solo all’importanza della lingua, tanto bistrattata da tutti. “Sono solo parole”, “Non voglio parole ma fatti”, “Ha detto una parola di troppo”,”Dici parole a caso”, “Era tanto per dire”, “Era una parola come un’altra”. Ecco. Sono modi di dire che abbiamo in bocca tutti, sempre. Se invece ci si accorgesse che le parole sono gesti, se usati con consapevolezza, forse sì, se ne direbbero meno, più oculate, e più precise, ma migliori. Senza cambiarle di posto e dargli sensi che non esistono. La gente non capisce perché mi piaccia il tedesco (che ho dimenticato, aimè). Mi piace perché ha parole intraducibili che hanno siginficati che racchiudono le più piccole sfumature. Ce n’è una per tutto, laddove a noi servono frasi intere.
Le parole sono la fotografia di tutto quello che mettiamo in campo, e restano nella memoria degli altri (c’è chi confida nella pessima memoria altrui, ma è un grave errore). Il problema è che hanno a che fare con la velocità di esecuzione, ma anche questo è un altro capitolo. Le parole ci fanno raccontare, descrivere. Per chi non c’era, per chi non è arrivato in tempo, per chi si è perso.
E non chiamateci parolai.

Add a comment on FriendFeed




Leave a Reply

XHTML: You can use these tags:' <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Copyright © 2012 Diparipasso All rights reserved.
Desk Mess Mirrored v1.4.2 theme from BuyNowShop.com.