Intervista a Mauro Pagani: “Lontano da rock star in declino, sogno la pizzica come il reggae” (DNews, 30/06/09)

Posted by Diletta on Giu 30, 2009 in dnews |

L’intervista è stata pubblicata oggi su DNews, qui ne ripropongo versione integrale (e con il “tu”, che di solito non uso sul giornale).

Diletta Parlangeli>Roma
Nel 1970, quando nacque la Premiata Forneria Marconi, c’era. Quando uscì  Crêuza de Mä di Fabrizio de Andrè, c’era. Nel 1992, nella colonna sonora  del film Puerto Escondido, c’era. Al primo maggio in Piazza San Giovanni nel ‘98, a Sanremo nel 2000, alla notte della Taranta dal 2007. In effetti gli mancava solo un libro. Foto di gruppo con chitarrista (Rizzoli) è la  prova letteraria di Mauro Pagani. Storia di un musicista, Sonny, che muove i primi passi nella Milano del 1969, sullo sfondo della storia d’Italia. Mauro e la sua Pfm restano a margine.
Una scelta “discreta”.
In realtà c’è molto di me in Sonny. Volevo raccontare la storia dei ragazzi che partono dalla provincia: lui è quello che avrei potuto essere.
Lui tutto serio e rigoroso con la sua chitarra, mentre tu lotti con il violino, che definisci “la bestia nera”.
Sì, è uno strumento che non ti perdona niente. E’ più stronzo della più stronza delle fidanzate, che almeno ogni tanto te ne perdona.
Anche dopo tanti anni?
E’ quella la tragedia. Più invecchi e più devi conservare le cose che non ti verrebbero come prima: scompare la morbidezza del tocco. Questo un po’ con tutti gli strumenti, ma il violino ha il problema dell’intonazione, diventa come una foto sfocata.
“Ci vuole un sacco di lavoro, gente giusta, un pizzico di talento e soprattutto, una gran bella dose di culo”. È così?
Io ho avuto una fortuna sfacciata. Ho avuto un gran culo, almeno tre volte nella vita. La prima a incontrare i ragazzi della Pfm, la seconda a conoscere la donna che nel libro chiamo Betta, la terza ad incontrare Fabrizio de Andrè e lavorarci . Certo,  ti devi mettere dove la fortuna passa: per dirla con Ligabue, bisogna “mettere in circolo il proprio amore”.
Cristiano De Andrè  in tour con le canzoni del padre, scelta definita “dolorosa”.
Quello che so è che Cristiano li ha sempre fatti in casa quei pezzi, fanno parte del suo dna, erché gli piacciono. Ricordo anche quando era in tourneè con la Pfm, che vedeva me e Fabri suonare il violino. Doloroso è stato condividerli con il pubblico, dichiarare il legame forte. Che alcuni possono definire troppo forte, ma non si può essere diversi da quello che si è.
“Ero troppo ignorante e suonavo troppo male”, scrive degli anni nella Pfm. Un po’ severo no?
Era così! E ancora adesso non è che abbiamo risolto molto… forse a 75 anni sarò bravo.
L’ha lasciata per non essere una “rock star in declino”: però qualcuno  c’è rimasto…
Infatti  è discorso del tutto personale. Ognuno si confronta con le promesse fatte: c’è  chi invecchia meravigliosamente, e chi rimane prigioniero dei propri  prodotti. La lista di chi ha sempre continuato a cresce è lunga, prendi un Conte. E poi c’è chi invece ha centrato un pezzo e non è mai andato oltre. Fare il musicista significa non smettere mai di evolversi e studiare. In questo senso l’età è una benedizione. Prendi Hela Fritzgerald: a nessuno importava quanti anni avesse. E’ questione di attenzione e conoscenza, ma in quella frase mi riferisco solo a me.
A proposito di Pfm qualcuno di recente ha fatto notare che ormai son trent’anni non ne fai più parte, e si potrebbe far finita di parlarne.
E’stato Franz, e effettivamente è così. E’ una storia che è finita 32 ani fa, è stata una fase.
Se non fosse stato musicista, cosa avrebbe fatto?
Avrei finito per essere uno di quei personaggi che fanno il giro dei bar finché non chiudono ed entrano nel primo che apre la mattina.
Un destino di perdizione insomma.
Sì, magari avrei aperto un bar da qualche parte… insomma disordine assoluto.
Come Sonny?
Esatto, un processo degenerativo della vita di Sonny.
Che pur di non abbandonare la musica si ritrova sulle navi a fare piano bar…
Ma sì, ogni tantoli vedi questi musicisti di 40 o 50 anni, ogni tanto anche in coppia. Hanno questi modi antichi di suonare, con i sorriti stereotipati. Come una sorta di dannazione.
Una specie di contrappasso.
Sì, spesso succede. Se non suoni stai parlando di musica, se non ne stai parlando la stai studiando.
Nel libro “Betta” fa proprio da contraltare a questo atteggiamento direi.
Beh sì, quella che nel libro chiamo “Betta”, nella realtà mi ha salvato dall’essere maniacale, ed un puer eternus.
Si faceva il tuo nome per la sostituzione della Ventura a X Factor: avrebbe accettato?
Molto difficilmente. Sono  format che presuppongo  di creare nuove star. Sarei attirato da un programma  che avesse a che fare con la creatività. Questo perché credo che la musica dovrebbe essere un diritto di tutti, e dovrebbe avere a che fare con la creatività, con l’attirare qualcosa, farla nascere e custodire. Un talent sho w dove si fa un pezzo nuovo, dove uno arriva e dice “oggi mi girano i coglioni”. E allora si capisce perché, cosa vuol dire, e si costruisce. Vorrei un talent show dove si smontano i pezzi degli altri, non uno dove se ti applaudono passi il turno e  sei figo.  La prova “look” mi fa venire i foruncoli.
Hai composto “Domani”, per L’Aquila. Ci è andato?
Non ancora, ma dovrei organizzare qualcosa per la ripresa dell’anno in Conservatorio.
Alla presentazione del singolo, dopo aver elogiato il lavoro di tutti, sei stato l’unico a dire “Ci mancherebbe altro”.
Tocca a tutti noi, soprattutto a noi privilegiati. Insomma è sorprendente che non sia successo in passato.Noi dobbiamo ringraziare la fortuna che ci ha fatto fare questo mestiere, che ci permette di camparci, e di essere in salute.
Dirigi ancora la Notte della Taranta?
Per l’ultimo anno. È una manifestazione che necessita di un ricambio. Quando Copeland ha curato la direzione ha contaminato molto,  Sparagna ha fatto un lavoro di restaurazione e restauro. Io ho cercato di trovare un equilibrio, che è sempre figlio dell’istinto e della conoscenza. c’è tanto materiale da reinventare ma è sempre quello e tende a ripetersi. Il confine è sempre tra il lasciarsi andare e mantenere l’onestà intellettuale.
Da due anni  non esce il cd dopo la Notte di Melpignano.
Lo faremo quest’anno con il meglio delle tre edizioni. È stata una scelta e una necessità: c’erano altri costi  è il caso di fare solo le cose che è meglio fare.
Chiti piacerebbe vedere dopo di te come direttore artistico?
Peter Gabriel, o Gariel Byrne, perché no.  La pizzica ha trutti i crismi per avere un appeal internazionale. Sta prendendo la mira, è ancora pura, ma il giorno che riuscirà a trovare l’alchimia giusta, farà il botto: come il reggae. È questo il tragitto a cui dobbiamo aspirare.
Sempre che qualcuno ci creda…
Le cose alle volte accadono, è il bello della magia, che altrimenti sarebbe scienza.

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