Nella carta dei diritti, voglio quello di incazzarmi

Posted by Diletta on Giu 18, 2009 in Mentre vivo |

Pensavo che tra tutti i diritti – non parliamo di  quelli di dovremmo godere, ma che non usiamo – ci dovrebbe anche essere quello di incazzarsi. Non parlo di reazioni verso l’esterno, che se contiamo quelle il suddetto diritto se lo arrogano con sempre maggiore violenza un po’ tutti. Parlo di momenti in cui ognuno dovrebbe godere del proprio vuoto – perché ce l’hanno tutti – per arrabbiarsi. Uno spazio in cui regna il buio, fatto apposta per entrarci dentro e respirare. Di rabbia.

Senza una scala di valori, mischiando il grave con il superfluo senza quella vocetta che ti dice “c’è di peggio”. E chi se ne frega. Senza gerarchie di dolore, né di parole. Mi voglio incazzare, che so, perché il mio anziano pc da quando lo hanno messo a posto produce un costante ronzio. O perché alle volte ti tocca confrontarti con emeriti stronzi che non sanno trattare. Incazzarmi perché abbiamo un presidente che si porta le squillo nel palazzo dove l’hanno messo, e incazzarmi perché i tg non lo dicono. Incazzarmi dopo aver realizzato che certe lotte sono utopia, e che sono uguale a mille altri, e mi comporto esattamente come mille altri. Incazzarmi perché sto sprofondando in un mare di retorica, e in perché sta frase l’avevo pensata prima di accendenre il pc che ronza. Incazzarmi perché le persone se ne vanno. Incazzarmi perché non è giusto che a 49 anni non ti assume nessuno. Incazzarmi perché vorrei fare meglio, di più e più spesso. Incazzarmi perché certe mattine tirerei su le lenzuola e spegnerei i cellulari. Incazzarmi perché il passato ti si appiccica addosso, e perché quella volta potevo sorridere. Incazzarmi per la incostanza, l’indolenza, la pigrizia. Incazzarmi perché vorrei poter fare una cena con i miei, insieme. Incazzarmi per le cose che mi perdo perché è successa quella cosa, per le cose che non posso imparare, assorbire, elaborare. Incazzarmi perché di professori come Gabriele ce ne sono troppi pochi. Incazzarmi perché se sei piccola bruci le tappe e se sei grande hai perso tempo. Incazzarmi perché certi uomini non capiscono che belle donne hanno affianco (e viceversa). Incazzarmi perché cazzo, domani ce l’ho libero e devo pulire.  Incazzarmi perché se quella persona non la cerco io buonanotte. Incazzarmi perché piove e volevo il mare. Perché l’aria condizionata la tengono troppo bassa, perché non ho perso mai quei chili, perché son “bella così” , ma insomma il giusto. Incazzarmi perché non ho coltivato i miei studi in lingue. Perché mi sono fatta passar sopra con tutte le scarpe e ho chiuso tante cose in quei cassetti. Incazzata perché certi occhi non vorrei che leggessero, e perché dove cavolo sono quelli che dovrebbero. Incazzata perché leggo libri che mi piacciono e mi dimentico le trame, e perché vorrei fotografare meglio, di più e più spesso. Incazzarmi perché diventerò sempre rossa, per mille cose diverse e perché c’è ancora chi, dopo 24 anni, me lo fa notare. Incazzarmi perché non capisco certe cose. Non capisco perché certe persone mettono i piedi in testa ad altre, e non si può far alltro che accettare che sia così. Incazzarmi perché mi danno fastidio le famiglie alla Mulino bianco e incazzarmi perché la verità è che le famiglie Mulino Bianco non esistono affatto. Incazzarmi per la strafottenza e la saccenza. Perché c’è chi infama i colleghi senza mettersi una mano sul cuore (e sulla bocca, che sarebbe più utile). Incazzarmi perché certe persone capaci devono avvalersi dell’arroganza per farsi vedere, quando potrebbero farne a meno. Incazzarmi perché i grandi non si ricordano come sono stati, e alcuni manco cosa fossero proprio ieri. Incazzarmi perché sono troppe le parole che vanno in fumo, e quelle sparse al vento. Incazzarmi perché i sogni sono belli mentre li pensi, ma poi sono sogni. Incazzarmi per chi fa il brutto e il cattivo tempo. Per chi mi cerca solo quando serve. Per chi non mi  ha mai cercato, per chi mi cerca troppo.  Incazzarmi perché “ma na’ volta nella vita na’ cosa facile no?”, e perché a chi gli vien facile non sa dove andare. Incazzarmi per chi ha tenuto appesa una persona cara nell’illusione, per chi quella volta poteva stare zitto. Incazzarmi con chi picchia, perché non sa parlare. Incazzarmi perché chi picchia non fa parlare nemmeno qualcun altro. Incazzarmi con chi parla troppo e non ascolta, e con chi non ha mai parlato davvero. Incazzarmi perché mi servirebbero più soldi per fare quello che voglio fare. Incazzarmi perché scrivere è così bello, e qualcuno nemmeno può sapere come si fa. Incazzare perché valiamo tutti lo stesso, ma quando mai. Incazzarmi per che c’è quella cosa che sarebbe uguale per tutti, ma solo per come viene scritta. Incazzarmi perché non sono ancora laureata. Incazzarmi perché dovremmo avere tutti una macchina sicura. Incazzarmi perché nessuno è mai tornato qui, per dirci come si sta di là.   Incazzarmi perché ho fatto un fioretto che mi ha ridotto la razione di sigarette, e incazzarmi perché fumo. Incazzarmi perché me ne hanno raccontate di cazzate. Incazzarmi perché amo la mia città, ma non posso trovare un compromesso accettabile per tornarci. Incazzarmi perché dicono che il tedesco sia una brutta lingua. Incazzarmi perché piacciono le gatte morte. E le “occhio, che m’è rimasta solo a me” e le “gne gne”. Incazzarmi perché c’è chi non sa parlare in italiano il minimo sindacale. Incazzarmi perché certe canzoni ogni volta mi fanno piangere. Incazzarmi perché non ho ancora letto l’Ulisse di Joyce.  O anche perché ho trovato tutte queste ragioni per incazzarmi. Incazzarmi perché, mi rendo conto, ne manca qualcuna alla lista.

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