Il “bamboccione” ante litteram che vive con “Una banda di idioti” (DNews, 08/06/09)
Va premesso che questo libro parte da lontano. Va detto che il suo protagonista è uno dei personaggi più antipatici e poco corretti che la storia delle storie ricordi. Così antipatico da toccare gli estremi dell’opposto e risultare divertente. Ignatius Reilly: un uomo enorme, con un berretto con copri orecchie verde che fa parte della fisionomia tanto quanto un paio di baffi neri folti e severi. Se non fosse per nazionalità – americana – ed epoca, sarebbe additato come “bamboccione”. A differenza però di chi poltrisce a casa dei genitori (in questo caso la povera – in tutti i sensi – madre) cosciente di sfruttare l’economia familiare, Ignatius è convinto di essere un genio incompreso costretto a destreggiarsi con un mondo mediocre, ignorante e privo di senso, eccetto rare eccezioni. Quella che si potrebbe definire, così come il titolo del libro, Una banda di idioti , soggetti da dover educare e ammaestrare, se non a tratti salvare. Paradossale, incosciente, è uno capace di rivolgersi ad un agente urlando: «Se non si decide ad andarsene, chiamo la polizia». Perde un lavoro dietro l’altro alla faccia della sempre più indigente madre che per dimenticare si fa qualche bicchiere di vino rosso e viene tacciata delle peggiori colpe solo per concedersi, di tanto in tanto, una partita a bowling con l’unica amica che la conforta. Riesce a mettere in difficoltà aziende intere (una chicca i personaggi eterei della famiglia Levy). Nella sua ultima edizione il volume è uscito per Marco Y Marcos (17 euro) con la prefazione di Stefano Benni. Ma questo libro, che nemmeno oggi è facile da trovare (si rifugia più nelle piccole librerie che nella grandi catene), non uscì facilmente alla luce neanche all’epoca. L’autore, John Kennedy Toole, morto suicida a 32 anni nel 1969, non lo aveva mai pubblicato . Fu la madre a consegnare il dattiloscritto, dopo una lunga battaglia di convincimento, allo scrittore Walker Percy. Una volta ceduto alle insistenze, l’uomo trovò quel lavoro consegnato su pagine ancore unte e sporche di caffè geniale ed eccentrico, e contribuì in modo decisivo alla pubblicazione