Un bimbo e la poesia
C’è un bimbo biondo davanti a un lago: “Il mare! Era così grande che l’hanno dovuto chiudere là, così” dice mimando con la braccia il gesto di un’ipotetica chiusura artificiale dell’acqua, come se stesse abbracciando qualcosa.
E’ snello e agile, con i capelli che gli arrivano al collo.
Sa nuotare, ma quei gradini di legno, su un pontile che sembra uscito
dal passato, che profuma di vecchi cartoni, da “Anna dai capelli rossi” fino a “PollyAnna”, gli fanno paura. Tocca piano con la punta del piede, ma l’acqua è fredda. Non vuole entrare. Getta sguardi alternati prima all’insù, verso la mamma, poi giù, al ragazzo che è già immerso fino alla cintola. Chissà come sembra profonda vista da lì, a cinque anni e mezzo, l’acqua bassa del lago. Poi si decide, entra.
E’ fatta. Via la paura, via il freddo, sbatte forte i piedi e agita le mani veloce.
Adesso gioca con il ragazzo, che vuole farlo tuffare prendendolo in braccio.
“A me non va, io non li faccio i tuffi”. “Ma guarda, ti tengo io, ti accompagno fino a giù, così non ti fai male”.
Si ferma, lo punta negli occhi. “Ma tu dici le bugie”?
Sarebbe bello se chi le dice rispondesse sinceramente, nel mondo dei grandi.
Ma chissà se qualcuno, nel mondo dei grandi, ha mai provato a chiederlo.
Confessare le proprie bugie ed urlare al mondo tutto quello che è stato per noi, ma non è mai esistito per gli altri…sarebbe bello…ma nel mondo dei grandi è più facile mentire che ammettere di averlo fatto…e si va avanti così, bugia dopo bugia…peccato non sia possibile mentire a se stessi…sarebbe tutto più facile!!!