Terremoto

Posted by Diletta Parlangeli on Apr 9, 2009 in Senza categoria |

Io la prima scossa nemmeno l’ho sentita. Dormivo. Ho capito tutto la mattina dopo, rimasta inebetita davanti alle dirette tv. Quelle dopo, di scosse, le ho sentite anche io. L’ultima questa sera, sempre in redazione, dove da giorni l’impegno e le energie profuse dai colleghi per la copertura del fatto sono stati notevoli (Gianluca Mancuso inviato dal primo giorno, raggiunto in seguito da Pierfrancesco Bellini e altri redattori impegnati da Roma e Milano).
Io la prima scossa non l’ho sentita. Ma quando ho sentito le altre, ho avuto paura. Suggestione, chiamatela come vi pare. Questa volta, sarà per la vicinanza, sarà per le dimensioni immani della distruzione, ho sentito tutto più vicino. Noi che con le tragedie abbiamo un modo di approcciare che dall’esterno sembra barbaro (nelle redazioni non manca di sentir dire “oggi c’è una bella rapina qui” o un “bell’incidente là”) abbiamo mandato giù la saliva a fatica per non mostrare le lacrime davanti alle foto e alle riprese.
E poi?
Già, e poi. Questa volta sento tutto più vicino anche perché provo un senso di colpa. Per non far niente, per stare con le mani in mano. Potrei farlo, non si tratta di un posto lontano, né irraggiungibile (premesso che proprio Gianluca ha raccontato la storia di un volontario che dalla Spagna ha lasciato moglie e figli ed è volato a L’Aquila). All’inizio ti freni, per paura di non sapere come affrontare il tutto (se ti ci mandano per lavoro qualcosa per farti forza la devi inventare, ma se ci vai per conto tuo devi essere utile, non metterti a frignare). Poi ti freni, perché pensi che o ci vai per bene, per far qualcosa davvero, o se devi andare per lavarti la coscienza e far presenza un giorno forse stai perdendo tempo (che in realtà, forse, meglio che nulla è comunque). Poi ti freni, perché lo sai che molte di queste sono potenzialmente delle grosse scuse. Perché domani sei in vacanza e poi torni a casa, perché è più comodo andare a riempirsi la pancia e dormire piuttosto che spocarsi le mani e alzare il telefono per dire a casa che vai lì, non sai cosa potrai fare, ma vai. Perché devi pensare alle pagine di Pasquetta e poi? Non lo sai, ma più ti freni e più ti senti così, strana. E ammiri che si rimbocca le maniche, prende armi e bagagli a parte. Sì parte sul serio, va a fare qualsiasi cosa possa essere utile. Mentre tu pensi, e scrivi perché scrivere aiuta a razionalizzare. E mentre la terra trema, tu stai uscendo a prendere una birra. Ti freni, tu. L’unica cosa che non frena sono le scosse, e la terra che continua a tremare.

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