E non c’è niente da capire
Sarà che non c’è niente da capire. Sarà che ci si affanna nell’inutile tentativo di muoversi, ma si rimane fermi. Sarà che oggi vedo nero, o sarà che questo nero non viene via nemmeno con la varichina.
Sarà che mi piacerebbe non avere opinoni che mi fanno male o sarà pure che non riesco a individuare il punto di equilibrio.
Sarà che vorrei essere certa di alcune cose, e invece vacilla tutto, e chi lo può sapere.
Sarà che voglio piangere. Sì, voglio piangere fino a crollare. Voglio urlare, e battere i pugnio sul tavolo.
Sarà che ho paura, eccome se ne ho. Sarà che i tasselli non combaciano.
Sarà che non c’è niente da dire. Sarà che non voglio avere tempo di pensare.
Sarà che forse mi sto lasciando scappare dalle mani una cosa che vorrei, ma non so come prendermela.
Sarà che scrivere mi dà l’idea di avere qualcosa che nessuno mi può toccare. E sarà che basta, non c’è più niente sa capire.
Infatti. È così e basta. Però magari poi si risolve, magari risolvi. O forse no.
Però passa, in un modo o nell’altro. Ora non so di cosa tu stai parlando, però – per quanto mi riguarda – di certe situazioni mi fa incazzare da morire il rendermi conto di essere totalmente impotente rispetto a certi eventi. Ed è dura da accettare, specie per uno come me che ha un ego gonfio a mille atmosfere.
Poco da aggiungere, in bocca al lupo.
:)
Cerca solo di tenere duro, momenti così, purtroppo, capitano e spesso non si riesce a vedere la luce alla fine del tunnel. Non credo che si possano dare dei consigli per superare il momento, guarda dentro di te e cerca di avere pazienza. Sfogati,fai tutto quello che ritieni necessario perché questo momento deve pure passare. Tieni duro.
La vita ti ha sospinto in un vicolo cieco.Non hai piu via di fuga.Puoi soltanto soffrire.
Non cercare di evitarlo.Al contrario.Accogli il dolore.Assaporalo.Masticalo,scioglilo nella saliva e digeriscilo,assimilalo,rendilo parte di te.senti le pareti del tuo cuore che si staccano.senti i muscoli che si strappano dalle ossa..vivi la dissoluzione del tuo essere procurato dal dolore.
Sentiti un relitto.Un paio di vecchi sandali buttati sul ciglio della strada da un viandante stanco.una bottiglia di liquore gettata via da un ubriaco senza destino.
considerati insignificante,come lo siamo tutti.
Piangi,bestemmia il tuo dio e brucia la sua immagine se necessario.Ascolta il silenzio della tua solitudine..sei solo al mondo,nessuno potra’ fare nulla per te,sei smarrito e inerme,distrutto.
Ancora una volta,disintegrato nelle avversita’
Raggiungi il fondo del tuo tormento..muori in ogni cellula del corpo.
Cio’ nonostante,durante il tuo calvario,serba una cosa,una sola:un sottile filo rosso che corra lungo la tua spina dorsale dall’inizio alla fine.
Che qualcosa, un minimo di coscienza e dignita’ trovi posto in questo spazio.
E quando avrai toccato il fondo,il tuo corpo leggero tornera’ in superficie e potrai respirare di nuovo.
Scoprirai che le mostruose deformita’ che hai visto mentre scendevi nell’abisso non esistono piu’ mentre torni alla luce.
Non disperarare.ci vorra’ del tempo per tornare indietro..l importante e’ arrivare..accada quel che accada,conserva la fede nella tua spina dorsale,arriverai.
Lucas Estrella.
@disconnesso crepi! Hai colto nel segno sull’impotenza, anche se qualcuno potrebbe dire che impotenti si può non esserlo. Boh, e chi lo sai. Thanks aniway
@franco ci si prova…
@fabio grazie del contributo, molto bello. Ho pensato “ammazza s’è dato alla poesia”… poi ho visto la citazione.