Bere latte?

Posted by Diletta Parlangeli on gen 22, 2009 in Mentre vivo |

Ci sono molte cose che da piccola non facevo, e che invece ora faccio. Che so, dormire con i peluches, mangiare cornetti alla crema, la panna, e bere latte caldo. Fumare non credo rientri tra le cose che potevo fare da infante, quindi la escludiamo.
Sì, ok, non avevo nemmeno un blog, ma che c’entra. Se è per questo nemmeno guidavo. Insomma a me il miele faceva schifo, e invece ora se ho un attacco di voglia di dolce e non ho niente, me lo spalmo con piacere sulle fette biscottate. Insomma cose così (per altro non so se si nota la tendenza fanciullesca ad evitare cose piene di zuccheri e grassi: mai ‘na volta che mantenessi sane abitudini, io).
Prendi questo latte caldo. A me il latte non piace, mi è sempre andato a genio il tè, piuttosto. E ora eccomi qua, con una tazza fumante ad accompagnare questa sera da fine della settimana lavorativa (la domenica sono in servizio, levatevi quell’espressione di stupore della serie “nooo, guarda che c***o questa, che il giovedì ha finito”).
No, queste idee non hanno l’intento di ergersi a riflessione di chi sa quale specie (suppongo non ci fossero dubi a riguardo, ma non si sa mai). Però uno ci pensa ogni tanto, a com’era, e a com’è. Anche attreverso le piccole cose (no, devastarmi i polmoni NON rientra tra le piccole), quelle insignificanti. Pe poi arrivare magari a quelle più consistenti.
Scrivere ad esempio è una cosa che ho sempre fatto, ma in forme diverse. Ricordo un abbozzo di racconto con una protaginista bambina che aveva un nome di questi bamboleschi, tipo “Rebecca”, “Melissa”, o che so io (senza offesa se ce ne fosse qualcuna all’ascolto, non potete immaginare le peripezie con un nome – e cognome- come il mio, benché lo adori). Una storia iniziata con gran foga, ma mai finita. Poi rammento le poesie d’amore delle medie dedicate al mio uomo dei sogni (santo cielo, devo avergliele anche spedite), e poi i testi rap-peggianti dell’epoca adolescenziale (quelli per giunta esibiti, tanto per non farsi mancar nulla).
Però insomma, sono cose che potrebbero fare tutti. Anzi, che hanno fatto tutti. E adesso invece scrivere è il mio lavoro. Eppure non che fossi partita con grande slancio. Ricordo che mio padre recriminava ai miei temi scolastici finali troppo banali, o comunque retorici e privi di sostanza. Mi sovviene che in effetti li chiosavo sempre con una frase della serie “qui ci deve stare la fine, bisogna che si capisca”, del tipo: <E quindi…bla bla bla bla, bla bla bla… questa cosa è molto bella>. Insomma, la sagra dell’ovvio, e pure del vago. Quando volevo far la furba mettevo “interessante” al posto di “bello”, che comunque si dava un certo tono, a confronto. Ma venivo sgamata lo stesso. E il brutto è che il resto del testo era più che accettabile. Mi perdevo sul finale, come fosse subentrata la fatica di mantenere alto il livello (vizio per altro perpetrato negli anni, quello di lasciare le cose a metà, anche se fatte bene). Un mio collega che stranamente di me ha capito qualcosa in più di un normale compagno di lavoro, sostiene che io il mio talento non abbia voglia di tirarlo fuori tutto. Ma questa è un’altra faccenda. Per finire la storia comunque, i miei temi sono andati sempre meglio. Dopo il primo 5 e mezzo guadagnato in terza liceo per la mancanza di un accento (cosa che mi fece imbestialire), fu una strada in salita, o meglio in discesa. Dopo di che, eccomi qua. Sono pure riuscita a pubblicare un contributo in un’antologia di autori fiorentini l’anno scorso (persino citata nella quarta di copertina).
Per il resto, non scrivo più “bello” o “interessante” alla fine dei pezzi. Il che mi sembra un ottimo passo avanti. Per il resto mangio più cornetti, se capita la panna. Bevo il latte, gusto il miele. E apparte il fatto che questa descrizione mi avvicina a Winnie the Pooh, queste new entry non mi hanno cambiato la vita. Se mai lo facessero, chiuderò il prossimo post scrivendo che “bere latte caldo è molto bello”.

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6 Comments

  • Smeerch scrive:

    Mi permetto una citazione cinematografica: http://it.youtube.com/watch?v=KkZe4qG97Ww
    “Boccaccio ’70″ (1962) – Episodio “Le tentazioni del dottor Antonio” di Federico Fellini.

  • Jacopo scrive:

    Carino questo post!
    Anche io avevo sostituivo la parola “bello” con “interessante” o altri sinonimi apparentemente più dotti, ma a differenza tua non mi sentivo sgamato :D Aaah, l’ingenuità dei piccoli…

    Un saluto,
    Jacopo

  • Smeerch scrive:

    Bevete più latte! Il latte fa bene! :D
    http://it.youtube.com/watch?v=KkZe4qG97Ww

  • Asia scrive:

    Oh mio Dio, ma è verissimoooooo: tu assomigli a Winnie the Pooh!!! Bè, con le tette e la sigaretta in mano, ovviamente!!!

  • michy scrive:

    non so perchè, ma nei tui post mi rispecchio spesso…anche io da piccola avevo problemi con il finale nei temi…cercavo qualcosa che colpisse, ad effetto… E mi ritrovano in frasi piene di retorica, banali, da baci perugina. Da grande, il problema non l’ho risolto. Continuo a perdermi nelle parole..E il dramma è che non ho fatto passi avanti nemmeno nel resto. Ceno ancora con latte e biscotti, per dirne una…

  • Diletta scrive:

    @asia ma sarai callona sì??? Ti rendi conto per giunta che il confine del tuo commento tra l’infamia e la battuta è molto, ma moooolto sottile??? Ehm, me la pagherai nana! E cmq Winnie Pooh è molto più simpatico di quella sfigata di Pukka (tiè, so che ti ho ferita)!
    @michy ma no, non dire così… sì che ne hai fatti passi avanti… ci fai anche colazione con il latte e biscotti! Eheh. Grazie, sarà che ti riconosci perché siamo due pazze? (come diresti tu, con immutato affetto eh) smack!

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