Gli esami non finiscono mai

A una settimana esatta dall’esame, ho sognato di ridarlo, questa notte. Prima che mi venisse in sonno la maturità ci ho messo anni, giusto per consentire un paragone tra traumi da test.
Ci speravo, ma diventare professionista non mi ha reso né più carina, né più simpatica (oh, uno ci spera, non si sa mai), e ad una settimana dal giorno posso constatarlo con certezza.
In questo sogno avevo fatto una tesina su Firenze (mentre nella realtà ne ho presentata una sulla piena del Tevere online): era incentrata sul Ponte Vecchio, che nell’onirico vedevo fluttuare in una foto sul foglio dell’articolo consegnato, e in qualche immagine ricordo anche Ginny nel bar su suddetto Ponte. Sì, fluttuava, sopra e sotto il livello dell’acqua. E se non erro qualcuno deve avermi chiesto spiegazioni a riguardo. Ricordo un uomo e una donna, che vagamente avevano le sembianze dei due commissari più accaniti (nella verità).
Il tutto era piuttosto confuso, io mi arrampicavo in giri di parole impossibili, ed era pieno di gente che entrava e usciva dalla stanza. Insomma, un casino. Se non erro c’erano anche mia madre e mio padre, e il tutto si svolgeva davanti ad un banco di quelli piccoli, a due posti soli.
Non ricordo la fine, ma solo che quando ho aperto gli occhi, è stato tutto molto più bello. Iuuf, ce l’ho fatta. Ho pensato. Poi però mi sono anche detta che una che presenta una tesina sul ponte vecchio che fa il sub, mica se lo merita di passare. Ma non ero io. Evvai.

esame, Mentre vivo