Chiamate(la) collega…

Gtalk

Amica in ansia: <Oh, ma tu l’hai sentita?>
Amico e mentore:<No…Vabbuò magari è tra gli ultimi…>
Amica in ansia: <La chiamiamo? E’ tardi…>
Amico e mentore: <No no, lascia perdere, poi ci chiama lei>
Skype

Amica e collega: <Oh, ma si sa nulla?>
Coinquilino e collega: <Macchè>
Amica e collega: <Chiamiamo?>
Coinquilino e collega: <No, ma si’ pazz’…>

Nella cucina della casa delle fave:
Migliore amica: <Oh, ma la Sore?>
Pierina amica cara, quasi contemporaneamente: <Oh, ma la Piera?>

Da lontano, molti in preghiera (si narra che qualcuno abbia fatto un voto).

Di lei, non si avevano notizie dalla sera prima, qualche fortunato dalla mattina. Si aggirava in via Parigi con un’ora d’anticipo rispetto alla convocazione, fosse mai che avessero deciso di anticipare. Niente, non avevano anticipato niente. Bar, cappuccino e appunti.
Alle 14, si apprestava a varcare la soglia di quella porta. C’era Fabrizio, da Palermo, due posti davanti a lei nei banchi della prova scritta, il 30 ottobre 2008. Lo scorse e si avvicinò. La tensione trapelava dai sorrisi disinvolti. Si registrarono i nomi, si vide la lista: ultima dei candidati interrogati dalla Commissione. Tra lei e la fine, circa 5 lunghissime ore. Avrebbe stretto fogli, sarebbe scappata dalle frotte di esaminandi che andavano ad ascoltare le prove altrui, non riuscendo ad evitare di sentire qualche domanda dai corridoi. Sarebbe rimasta seduta, con lo sguardo fisso e il piede tremulo. Avrebbe controllato nervosamente tramite Google sul black berry qualsiasi cosa, da Garibaldi ai numeri delle leggi. Avrebbe temuto di vedersi il cuore in mano quando l’ultima candidata prima di lei sarebbe entrata nella stanza.
Fino a quando non ci sarebbe stato più tempo. Più nessun istante.

Mentre lontano da lei si consumava il dilemma sulla riuscita della giornata, da Torino a Modena, da Firenze a Roma, lei entrò nella stanza. Sospesa in un infinitesimo di secondo lungo quanto il replay di una goccia che cade. Seduta in banchi disposti a ferro di cavallo, la Commissione. Due donne, sì, c’erano due donne. Qualche volto visto all’esame, qualcuno nei dvd di lezione per la preparazione. Non riusciva a collegare nessuna faccia ad un nome, nemmeno la sua ai tratti che cominciavano a prendere colore. La prima domanda sul curriculum che riportava esperienze in “cronaca bianca”. La seconda sulle 4 “S”. Poi la tesina, a raffica il quesito sul ruolo del giornalista in un sempre più compenetrato meccanismo di citizen journalism nel sistema d’informazione. Il caldo, il cuore che batteva, le parole che non uscivano articolate come avrebbero voluto. Storia del giornalismo, il ruolo del sindaco Domenici nell’Anci, media ed economia, il ruolo degli stessi nell’opinione pubblica, la verità putativa, la titolazione, il distico che sapeva e non voleva uscire dalla testa e dalla bocca, le sanzioni disciplinari dell’Ordine, le priorità di Obama, il Pil, e la Vigilanza Rai, che il panico le fece leggere come Agcom (si sarebbe chiesta a lungo secondo quale nesso logico fosse avvenuto l’inghippo). E poi altro, che continuò a non ricordare. Alcune risposte decise, rispolverate da studi universitari (ancora incompiuti) e alcune da letture extra tesina. Il resto, tutto quello riuscito ad assimilare in giorni di clausura forzata e abbrutimento fisico e morale.
<Altre domande?> disse il commissario davanti a lei. Silenzio… <No> <No>, <No>. <Si accomodi fuori signorina>. Interminabili minuti, lunghi, concitanti. Dalla stanza le voci dei commissari. Qualcuno ad alta voce <Perché quella ragazza…> . L’agitazione saliva mentre il seguito della frase si perdeva nell’aria indistinguibile. Saliva l’ansia, le lacrime nervose. Cominciò a pensare di non avercela fatta. E le lacrime a salire. Tentava di buttarle giù, guardava Fabrizio, disperata. Un commissario uscì per andare in un’altra stanza: <E’ preoccupata?> disse incrociando il suo sguardo. <Sì> rispose lei, con le lacrime alla gola. <Non si preoccupi, è andata>. <E’ sicuro?> <Ma sì…>. Non era convinta, e lui giustamente diplomatico. Il Segretario si avvicinò: <Guardami, com’è andata? Tu lo sai dentro di te com’è andata>. Silenzio. La ragazza venuta a vedere l’orale un giorno prima del suo: <Ma scherzi? Sei andata benissimo”>. <No, no….> quasi le mancava il respiro. Poi, ad un tratto, la porta aperta alle sue spalle. <Chiamate la collega….>. Era lei, era lei.
Entrò, e le facce distese confermarono la qualifica “collega”, preludio del successo. Il magone cominciava a sciogliersi, e non riusciva a frenarlo. La stretta di mano del commissario, un rapido sguardo, le labbra  che cominciavano a tremare. <Grazie, grazie>. L’uscita urlando <Siiiiiiiii>, l’abbraccio a Fabrizio dopo essergli saltata al collo. L’aveva aspettata, nonostante avesse finito. E ce l’avevano fatta entrambi.
Le lacrime non stavano più al loro posto. Le prime chiamate ai genitori. Il commissario che le aveva dato fiducia, incontrato vicino all’ascensore. <Complimenti>. <Grazie, grazie…> <E mi raccomando… si ricordi la Vigilanza Rai….>. Sorrise, e ancora non ci credeva.

esame

  • http://24fotogrammi.wordpress.com/ 24 fotogrammi

    L’ansia. C’hai ragione. Ma poi la felicità, tanta!
    Cara collega dei tuoi colleghi :-)

  • http://valerietta.splinder.com Asia

    E meno male!!! Non avrei retto il colpo! Congratulazioni fava!!!

  • http://www.ilsognonascosto.blogspot.com Franco

    Alla fine sei riuscita a trasmettere alla grande quello che hai vissuto quel giorno. Certo, sono emozioni che non dimenticherai mai.
    Ma no, sei caduta su Villari, proprio sulla commissione… è un vero incubo questo :)

  • Diletta

    @24f…smack! Grazie grazie grazie santù. Solve et coagula :)
    @asia grazie ccccara, sono contenta di avercela fatta. E domani sono nelle vostre mani, una commissione ad hoc ;)
    @franco come ti dicevo in altra sede non mi hanno chiesto di villari, quanto della sua composizione e delle competenze… comunque adesso sarà mio impegno, come promesso al commissario, farci attenzione. E no, non credo che lo dimenticherò mai. I miei polpacci ad esempio, dolenti tutto ieri causa acido lattico, stentano ancora a scordarlo!