E’ un giorno come un altro
Quei lampeggianti blu stonavano terribilmente con le lucine di Natale appese ad addobbare le strade. Eppure si sono amalgamate, incrociate per qualche tempo, mentre le une tendevano verso l’alto e le altre penzolavano verso il basso. Illuminavano la folla che si era accalcata intorno ai medici, al primo incrocio di via del corso. Chiusi nelle sciarpe con il naso rosso e il fiato che usciva come il fumo dalle bocche fredde.
Un corpo a terra. Torace scoperto, la maglia alzata su fino al petto. E i lampeggianti blu che continuavano a palpitare, rimbalzando sui muri dei palazzi antichi e le vetrine dei negozi. <Oddio, gli stanno facendo un massaggio cardiaco> si sentiva dire. <Ma è un incidente?> <No, un infarto credo>. <Uh mamma, no, io non riesco a guardare>.
Tutto si è fermato un istante, tranne quel defibrillatore e quelle luci bluette roteanti. Ogni giro un pensiero. Le feste, il tam tam, chi dice che sia un giorno come un altro, chi pensa sia tutto sbagliato, chi non si è ancora rassegnato al calendario.
Il corpo, steso. Le luci, blu. Le sirene, zitte. E il senso di colpa di sentirsi scocciati e felici a proprio piacimento, mentre qualcuno si accasciava al suolo. Anche il 24 dicembre. Che sì, è un giorno come un altro.