C’era una volta una fa-vola(ta) via

Posted by Diletta Parlangeli on Dic 14, 2008 in Mentre vivo |

C’era una volta una bambina che alle favole non ci credeva.  Anche quando la fatina si proponeva di raccontarle, glissava distraendosi con altro. “Vuoi che te la racconto una fiaba prima di dormire?” “No fatina, non mi va”.
Lì per lì lo faceva perché non gradiva, semplicemente, ma con il tempo si accorse che rispondeva in quel modo perché lei, alla favole, non ci aveva mai creduto.

E giorno dopo giorno ne aveva la prova. Vedeva che i lupi travestiti da umani erano cose vere, e che non sempre arrivava il cacciatore buono. Vedeva i principi saltar sui cavalli e fare cento metri, poi girare l’angolo e ridare il prode animale al proprietario. Levarsi il mantello e restituirlo al negozio “affitto abiti per carnevale”. Vedeva che di mele al veleno ce n’erano tantissime, pure al mercato, e che non le smerciava solo la strega cattiva. Vedeva draghi dalla bocca di fuoco inveire, senza nessun cavaliere con la spada a minacciarli. Vedeva le briciole sparse su una strada con fatica, e folate di vento a spazzarle via per fuorviare il tragitto. Vedeva le case di marzapane amaro, e aveva mangiato funghi che non l’avevano mai fatta sentire piccola, ma sempre troppo grande. I tappeti non li aveva mai visti volare, ma ci aveva scorto tanta polvere sotto. E i desideri, quelli dai esprimere, mai vedersi realizzare sfregando una lampada d’ottone. Aveva visto boschi incantati, quello sì, ma di ricordi.  Vedeva trecce sempre troppo corte per gettarle giù da una torre, e i grandi e saggi, i maghi, per capirsi, spesso eran proprio i primi a ficcare le spade nelle rocce, perché fosse così difficile prenderle. Sapeva che il fondo del mare era bellissimo, ma che le canzoni là sotto non si sentivano mica.
E soprattuto delle favole non capiva una cosa: che si conoscesse già da prima, e sempre, la fine. E invece lei lo sapeva che delle esperienze nella vita era già tanto capirci qualcosa lì per lì, sul momento. Che non duravano per sempre e che spesso non erano neanche felici. E questo, tutto sommato, era contenta di averlo capito.

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11 Comments

  • Antonella says:

    Bello, Dile. Bello.

  • Franco says:

    Alla fine quello che conta è credere in un finale inaspettato.C’è una sorta di magia nelle favole del tipo “… e vissero felici e contenti…”, anche se effettivamente sono “pallose” e scontate.
    Dai, è triste guardare con gli occhi di conosce già la fine, in questo modo la vita non ti sorprende mai. Mi sbaglio?

  • Diletta says:

    @antonella Grazie mille
    @Franco Sì, in un finale inaspettato ci si può sempre credere, per carità (anzi, meglio farlo). Non ho detto di conoscere la fine, sindaco proprio chi crede di conoscerla come “per sempre felice e contenta”.
    Non è così, e credo più nella forza che nell’ottismo. Credo che il realismo non vada perso di vista, e non vada cequiparato sempre al pessimismo, ma “al tenere i piedi per terra”. Credo nel sarcasmo che nasce dal dolore, e credo nei sogni, più che nelle utopie. Non so se sia triste, ma lo trovo più saggio dell’indossare un paio di occhiali rosa e fingere che il grigio non esista.

  • Le favole sono nocive ma i sogni sono importanti.
    Le favole sono fatte per essere raccontate ma i sogni, quelli no, i sogni – come dice la fiaba (eh eh) – son desideri chiusi in fondo al cuor. ;-)
    (Non ne usciamo più da questo tunnel :-) )

  • Smeerch says:

    ’till you dream you live.

  • Franco says:

    Dai alla fine sei una sognatrice ottimista, avevo paura fossi cinica . Comunque è sempre meglio avere i piedi ben piantati a terra, hai ragione.
    Le favole sono una semplificazione del mondo, molte delle volte un puro e semplice idealtipo a cui aspirare.
    L’importante è guardare alla vita con ottimismo e sorpresa,
    Di la verità è stata la vicinanza del natale che ti ha fatto pensare alle favole, in questo periodo viene spontaneo.

  • Diletta says:

    @franco Se ti dicessi cos’ha realmente ispirato questo post non ci crederesti, quanto di più lontano dallo spirito natalizio!
    I sogni sono importanti (giusto smeerch), anche se il disincanto arriva prima o poi, e diciamo che io ho bruciato qualche tappa per raggiungerlo. Il cinismo (nel mio caso al massimo sarcasmo, ma è uguale), spesso non è che una risposta. Un esorcismo al dolore, quello vissuto, e quello che si ha paura di vivere. Tutto sta a far attenzione che non diventino un boomerang, né l’uno, e né l’altro. Altrimenti si è punto e a capo.
    La verità è che la razionalità vale solo se applicata al pragmatismo, e che se non si sta attenti si mangia i sogni. Ma anche quelli, se non domati, possono mangiare noi stessi.
    E a questo punto, come anticipava giustamente Santa… non se ne esce da sto tunnel!!! (santù, ma quello del divertimento addo sta???)

  • Franco says:

    Si concordo da questo tunnel nn se ne esce. Scusami per la superficialità dimostrata: troppo spesso capita di commentare delle cose con la presunzione di capire,non tenendo presente che la ragione di un post può essere ben più complessa. Qualunque cosa tu stia passando, cerca solo di avere la forza per mantenere intatti i tuoi sogni, per quanto possibile.

  • Diletta says:

    @Franco Ma figurati! E’ normale che scrivere esponga a interpretazioni, altrimenti nemmeno scriveremmo no? Non cè niente di cui scusarsi, anzi grazie dei contributi. Cercherò di sognare, promesso.

  • Asia says:

    Mi hai emozionato! Il resto è superfluo.

  • Diletta says:

    Grazie Manny. Un bacio.

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