Sono hosì, senza “c”
Curriculum linguistico
Nata a Modena da genitori pugliesi, cresciuta a Firenze, “abitante” a Roma. Spiccata propensione ad apprendere dialetti e inflessioni (quindi non è raro che tiri fuori espressioni romanesche, napoletane, e chi più ne ha, metta pure).
Questa la premessa, ora la verità: sono fiera di tutte le mie lettere mancanti. Sono approdata tra le colline con accento modenese, e ne sono uscita (sob) con qualche consonante in meno. La famigerata “c” che diventa “h” (non sempre, attenzione, ricordare i pari e dispari di Benigni), la “t” che diventa “th” all’inglese, la “q” che diventa “hu”, la “g” strascicata. Questo è quanto. E questo è per rispondere alle vessazioni che sono costretta a subire tutti i gioni, da mesi, in redazione. Non voglio comprare né vocali, né consonanti, chiaro?
Se volessi potrei (sì, sembro un po’ artefatta nella pronuncia, ma ce la faccio, giuro), ma non ne ho la minima intenzione. Perché poi? Ho accenti misti che escono quando meno te l’aspetti, e capisco più di un dialetto (il ché è un vantaggio).
Mi arrabbio in salentino, che uso anche in casa e al telefono con nonna, con amici e parenti pugliesi.
Per tutto il resto, oltre a Mastercard, c’è il fiorentino. Togli qualche lettera, e il gioco è fatto.
Non si tratta di mero campanilismo, ma di natura (eee, lo so che i fiorentini “puri” mi sgamano sempre, ma tant’è). Giocare “fuori casa” poi, come in tutte le cose, rafforza le provenienze. Quindi è normale che io parli come parli.
“Non si dice hasa, ma Casa”! “Non si dice “hosa”, ma Cosa”! Ma credete che non lo sappia? Che poi sai che puristi, con le loro parlate sembra di essere a rotazione al Vomero e poi a Porta Portese passando per Rebibbia. A Firenze si direbbe “ma vai ‘ia vai!”.
Senza eccedere nell’estremismo da curva Fiesole (visto che sono pure della Juve), mi sembra giusto quantomeno ottenere un po’ di rispetto per tutte le mie pecorelle smarrite, ovvero le consonanti che si sono perse e ancora non tornano.
Quindi care, sappiate che vi aspetto, ma nel contempo, sono contenta hosì. Ops, così.
Per chi volesse farsi un’idea un po’ più articolata, consiglio “A Firenze si parla così” di Renzo Raddi.
grande!!!!mi piace quando ti incazzi in salentino!!!!!lu megghiu tialettu te lu mundu!!!!eh caporciula!!!!!
Interessante. Cioè intendo la capacità “camaleontica” di usare più dialetti all’occorrenza.
Dico “camaleontica” perché mi è tornata in mente una serie tv che si chiamava “Jarod” tipo.
Comunque io di una modenese di nascita, avente sangue pugliese, cresciuta a Firenze che poi tifa Juve non avevo mai sentito. Caspita. C’è sempre una prima volta…
:)
Vedi? Oooh, grazie del sostegno disconnesso. Una cento millle diletta, sono un po’ così, “multiforme” diciamo :)