metodico disordine
Ho bisogno del mio disordine. Delle mie cose ammassate, arruffate, abbarbicate l’una sull’altra in cerca della risposta ad un’unica domanda: "Cosa abbiamo fatto per meritarci questo?".
Ho bisogno del mio disordine perché ha un che di disciplina zen il riuscire a posizionare oggetti su cumuli di roba che non necessiterebbero di ulteriori carichi aggiuntivi e riuscire nonostante tutto a farli restare in equilibrio (salvo poi incazzarsi se cade qualcosa).
Ho bisogno del mio disordine perché fa molto vissuto e "oddio non ho tempo di fare niente, sai, il lavoro…".
E anche perché, diciamocelo, sfido io a ripescare nell’immaginario collettivo un qualsiasi ricordo di stanza o tugurio o casa che fosse di un qualsivoglia soggetto creativo, che fosse ordinata.
Ho bisogno del mio disordine perché rifare il letto matrimoniale mentre esci di casa con l’ansia di perdere la metro nella città del "serve un’ora per arrivare dappertutto", quando nemmeno sei riuscita a mettere su la macchinetta del caffé, e mentre esci dalla camera fai volare un reggiseno sulla sedia e i pantaloni del pigiama su suddetto letto, è davvero una fatica enorme (almeno quanto raccontarla, ora che ci penso).
Ho bisogno del mio disordine perché l’unico ordine che ho nella mia vita è scrive post con frasi che si ripetono che danno un certo ritmo e mi piacciono tanto, e perché forse non sono solo io a generare caos, ma è il caos che ha generato me (e lasciamo perdere le stelle danzanti, non è una citazione).
E mentre metabolizzo tutte queste cose, si avvicina il punto zero: scatta l’ora X in cui (sin da bambina) sogno di essere Mary Poppins e far tornare tutto a posto con uno schiocco di dita. Ecco, in quel momento devo metabolizzare che invece Mary Poppins non sono, e che solo un esercito di spazzacamini riuscirebbe a dare un senso compiuto all’ammasso di roba che occupa i miei spazi vitali (o la santa mano di mamma Anna). Penso ai minuti che passeranno inesorabili, alla fatica e al sudore che mi costerà mettere tutto apposto, ora che nella mia vita esiste più di una stanza da pulire e la lavatrice e il bucato a mano. La fatica mi paralizza mentre la mia scrivania e la sedia chiedono pietà. Mi faccio forza pensando che se ce l’ho fatta con i cassetti della biancheria intima e delle calze (di cui nessuno constata la precisione, in quanto chiusi!), posso riuscire in imprese più grandi (l’ambizione è importante, mi si dice).
Medito, mi autoconsulto. Credo di avere ancora un maledetto bisogno del mio disordine.
Leggo, sorrido e poi mi guardo intorno: PANICO! La scrivania in disordine, il cesto della roba da stirare che sta raggiungendo altezze improbabili, scarpe in giro, i piatti sporchi nel lavandino…faccio spallucce e riprendo a leggere: scorro in basso e mi riconosco, in macchina, per una volta sul sedile del lato destro! E’ grave Sid???
Manny tesoro, mi dispiace, io davvero… non so come dirtelo ma… insomma tu… la roba a lavare, la polvere… ecco, ehm… io credo che sia ben più che grave!!! Quando mi hai dato quelle chiavi, per ben due volte, ho pensato: “ok, forse si fida di me”. Poi, ho riflettuto e la conclusione è stata: “No no, ma quale fiducia, questa sta alla canna del gas”!!! Ahahahaha. Manny cara, se non ci fossi tu, e se non fossimo tutte e cinque così terribilmente fave, cha grama vita sarebbe… ti voglio bene, e ora che mi sei diventata anche un po’ più disordinata ho una domanda da farti: ma se invece che fare la testimone salissi sull’altare???ahahahah (resta il fatto se c. mi sposa, io poi non rispondo di me eh)
le stanze in disordine con letti e divani pieni di vestiti colorati sparsi in modo casuale mi danno il senso di stanze vissute con una loro anima, oserei dire una visione artistica. Poi arriva il momento di riordinare che parte da dentro e cogli l’ occasione per fare l’ inventario e per riscoprire cose che non ricordavi di avere.
W il caos .
Green, il tuo immancabile sostegno è sempre graditissimo. Lo dico sempre che il disordine può essere creativo…:)
ma in tutto cioò non ci hai detto: tu lo apprezzi o lo pratichi il disordine?
baci
lo pratico, e cosa grave , ne faccio un apprezzamento nelle camere dei figli. Purtroppo per andare controcorrente ne pago le conseguenze (come tu sai cara Dile). Ma va bene cosi’ , anzi mi piaccio cosi’. Buon week. Ma tu….in che citta’ sei adesso ?
Leggo solo ora il commento caro Green, e a proposito ti regalo un Fossati d’annata: “difficile non è nuotare contro la corrente …
ma salire nel cielo
e non trovarci niente”. Viva chi rema contro (non per partito preso, ma per originalità e convinzione).
Io ora a Roma, ho fatto un salto a Fi, ma ho trascorso due giorni sdi riposo, più che mondani. Tu sempre nella grigia Milano o ti concedi le “scappatelle” dove sappiamo noi?