Vita da trans tra soldi e paura (dnews roma 30.06.08)

Sulle strade della prostituzione la notte inizia quando ancora è giorno. La luce cala piano  su via del Lido di Castel Porziano. Alle 21 le prime transessuali prendono posto, aiutate dalle piazzole naturali che si affacciano sulla strada. Arrivando da via Cristoforo Colombo sono una decina,  ma appena un’ora più tardi, percorrendola in senso contrario da Ostia, sono almeno il doppio.  Le luci delle torce, che le trans attivano a intermittenza, fanno da richiamo come le Sirene di Ulisse per i clienti. Priscilla è lì da mezz’ora.  Ha venticinque anni ed è tornata in Italia a Capodanno, dopo essere stata un anno in Argentina, la sua patria. Lavorerà fino alle 5 di mattina, se la serata andrà bene. Sorride stretta nella canotta aderente dall’ampia scollatura e i jeans scuri. Scarpe basse, borsetta. «Abito a Ostia – racconta – ma qualche volta lavoro all’Eur». Ogni sera  ha più di cinque clienti e considerando che il prezzo in media è di trenta euro (ma può scendere a venti euro, così come salire), fanno «più di 100 euro al giorno». C’è chi la cerca con abitudine, magari chiamandola un po’ prima, se non è «nervosa», scherza. Nonostante sia un’abitudine vivere in strada, quell’asfalto costeggiato dalla pineta fa paura. È dietro i cespugli che avvengono i rapporti sessuali. Un posto lontano dagli occhi di chi passa, ma non da quelli che sanno dove cercare. «C’è sempre il guardone – dice Priscilla – vengono da soli, o magari coppie gay. Osservano, qualche volta  si masturbano; in Italia capita di tutto». Già, tutto. «Anche qualche minorenne», prosegue. Si impara anche a diffidare: «Se capisco che il cliente ha bevuto, o non mi convince – racconta con il suo accento spagnolo che inciampa sulle “s”  – non ci vado». «La pineta è la parte più brutta, ma per necessità si fa anche quello». Parla Claudia, 27 anni, argentina anche lei, come tutte le ragazze della zona la sera. Lavora qualche metro più in là di Priscilla, insieme ad altre due ragazze. Sabrina, una di queste, non ha voglia di perdere tempo, è in cerca di clienti. «Qui la prostituzione fa schifo – spiega Claudia – nel mio paese si fa negli alberghi, e c’è meno rischio di contagi». Anche perché, sottolinea, «il 50 per cento delle persone chiede di avere rapporti senza preservativo». Da laureata in matematica mette la questione su un piano economico fatto di numeri e percentuali. «L’ottanta per cento hanno tendenze omosessuali, e la maggior parte sono sposati – spiega – e per di più, la domanda è molto superiore all’offerta: siamo anche poche rispetto alla richiesta che c’è». E in effetti non si riesce a darle torto, a giudicare dal numero di macchine posteggiate a bordo strada e abbandonate il tempo di un rapporto sessuale. Lei è fidanzata con un italiano e non ha intenzione di fare questo lavoro per sempre: «Guadagno 4mila euro al mese, ho già mezza vita sistemata. Tra un po’ lascerò e farò altro». Sogna di fare l’estetista e una cittadinanza italiana, come le altre. Si ferma una macchina, lei per scherzo illumina il viso del conducente, che si avvicina. Lo conosce, ma tra i tanti volti che passano e non tornano più in quelle macchine, ci sono anche coppie, «moglie portate dai mariti quando hanno tirato su un po’ di coca». E le torce continuano a lampeggiare.

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