Lacrime sull’inchiostro versato

Pubblico di seguito un commento uscito sull’edizione di oggi del Corriere Fiorentino a firma Antonio Montanaro. Lo trovo delicato e profondo (anche se sulla questione cittadinanza conservo i miei dubbi).

Ci sono lacrime e lacrime. Quelle della giovane studentessa della University Women Yukitoshi Matsuda di Gifu lasciano sicuramente un segno. Più delle scritte che lo scorso febbraio lei stessa ha tracciato, con un pennarello, sui marmi della cupola del Duomo. Ieri è arrivata in Palazzo Vecchio a chiedere scusa per la bravata che le è costata un rimprovero ufficiale dalla scuola e le dure accuse dei media nipponici. E “sumimasen” (scusa, nella sua lingua) è l’unica parola che ha pronunciato davanti ai taccuini (curiosi) dei cronisti. Il pianto, ininterrotto, le ha impedito di dire altro. “Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia”, scriveva Italo Svevo. Eppure la storia della “ragazza di Gifu” non è tanto diversa da quella di migliaia di suoi coetanei che quotidianamente – da ogni parte del mondo – invadono le strade (e i monumenti) di Firenze. Qual è allora la differenza? Perché lei piange sull’inchiostro versato, affrontando una sorta di gogna mediatica, e agli altri – italiani, tedeschi, spagnoli, francesi – non salterebbe mai in mente una reazione così forte? E’ una questione di cultura e shintoismo, hanno spiegato gli esperti di Sol Levante qualche settimana fa. E sarà certamente così. Ma, come si diceva, ci sono lacrime e lacrime. Quelle della “ragazza di Gifu” spingono soprattutto a non sottovalutare e a biasimare gesti entrati oramai nell’ordinario catalogo del degrado cittadino. Non solo scritte sui monumenti, dunque. Anche gli scalini delle chiese zeppe di bottiglie, i muri maleodoranti di improvvisi bisogni corporei, i motorini parcheggiati sui marciapiedi meriterebbero qualche “mea culpa” pubblico. Per loro, i giapponesi, “ogni luogo è sacro”. Soprattutto quelli degli altri. Ieri nella sala degli Otto a raccogliere i “sumimasen” della studentessa e del rettore dell’università c’erano l’assessore Giani e Anna Amitrano, presidente dell’Opera del Duomo. Forse l'”evento” avrebbe meritato anche la presenza dei massimi rappresentanti della città. Perché ci sono lacrime e lacrime. E la “ragazza di Gifu” – per la lezione che ha dato a Firenze – meriterebbe almeno la cittadinanza onoraria. Se non altro per farle riacquistare quel sorriso cancellato. Da una scritta.
di Antonio Montanaro

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