Un’amica nel traffico

Imbottigliata nel traffico all’altezza di Porta al Prato, con la pioggerella costante che batte sui vetri. Musica nello stereo, qualche sfuggente ricordo. Giro la testa, e vedo dal finestrino posteriore di una familiare grigia sbucare il faccino curioso di una bimba. Avrà sì e no 5 anni, caschetto biondo e sbarazzino. Sembra indossare un delizioso vestitino. Le sorrido, e lei non esita nemmeno un secondo a ricambiare. Mi guarda con il visetto illuminato. Alzo la mano e la saluto, come si salutano i bambini, aprendo e chiudendo il palmo della mano. Anche in questo secondo contatto, lei ricambia contenta, immediatamente. Scatta il verde, e impegnata nell’evitare il contatto con qualsiasi altro mezzo visto l’incastro tipo tetrix che si era creato, perdo di vista la macchina, nonostante la lentezza nel procedere. Resto per qualche secondo fissata su quel gesto. Sarà stupido, ma io sorridere così vedo solo i bambini. Quei dentini sgangherati che si mostrano senza diffidenza, con le guance che si alzano in segno di amicizia. Senza un perché, o meglio solo perché ci si comporta così, tra persone. Perché a due occhi tristi si risponde con due occhi allegri, per tirarsi su di morale, tra persone. Perché non è necessario conoscersi per starsi vicini, tra persone. Perché che c’è di male a sorridersi, piuttosto che tenere l’arma di difesa in tasca, tra persone. Quella bimba si è persa nel traffico, ma oggi ho ripensato a lei, quando un altro piccoletto nel passeggino ha incastrato il suo sorriso in mezzo alle guance paffutelle e gli occhi scuri scuri. Come sanno fare solo i bambini.

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