Charlie fa surf, io aquaplaning

Non si ha l’idea di cosa può essere Roma dopo due giorni consecutivi di pioggia (e altri 2 mesi – minimo – di maltempo). Ieri sera ho raggiunto via Savoia per una cena con colleghi. La Tiburtina non era una strada, era un affluente del Tevere. La mia potentissima macchina, tale Twingo d’un nero cattivo, frenava da sola con l’attrito delle “pozze” d’acqua (eufemismo). Ogni macchina alzava onde così grandi che ho visto gente scendere per strada in bermuda imbracciando la tavola da surf mentre io cercavo di spannare i vetri. Certe strade sono un attentato alla vita di ogni cittadino romano. E sebbene non lo sia di residenza, al momento mi sento “attentata” anche io, a dire il vero. Mi chiedo come mai tra i problemi di sicurezza di cui si riempiono la bocca tutti, nessuno abbia incluso questo, pensando ad investire qualche centesimo per rifare l’asfalto, invece di pensare a buttar giù la teca dell’Ara Pacis (che ancora devo capire che cosa avranno tutti contro quel povero Meyer).  Ad ogni modo, la pioggia può anche avere un suo fascino. Metti quando sei sotto le coperte, o metti quando cammini e un po’ di pioggerella ti si attacca addosso (che fa anche molto contatto con la natura e diciamocelo, in taluni casi un po’ sexy). Ecco, metti questi casi, punto. E aggiungiamoci anche un bel Colosseo forte e sicuro visto attraverso una patina di gocce fitte fitte. Ecco, poi basta. Insomma romantico, malinconico… però fai tutto il Lungotevere con un nano-ombrello sotto la pioggia battente con l’acqua che entra negli stivali e “sgnic sgnic”, e poi torna prendi macchina e “fffffffff” con suddetta acqua che arriva al finistrino, e apri lo sportello- prepara-l’ombrello-porcogiuda come piove-non -mi- basta -nemmeno -questa -cerata- che -ho -rispolverato -oggi -che -ti -protegge -dalle -intemperie – e -tieni-in-mano-ombrello-borsa-busta-con-pranzo-e-occhio-alla-pozzangheraaaaaa……ciuf!
Ecco, bella la pioggia, ma meglio se il surf continua a farlo Charlie, come dicono i Baustelle.

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