E’ qui

E’ buffo avere due vite. Per una come me poi, a cui le situazione doppie non sono mai piaciute. Questa volta è diverso. Sono due mesi che abito a Roma, ma abito anche a Firenze. Che ci devo fare, questo posto è una droga. E dire che ho sempre pensato di volerla lasciare. Ma forse non è il momento di recidere con quella che sento la mia città. Troppe volte dimentico di avere 23 anni, continuando a pretendere da me stessa un ligio e lineare comportamento su tutto. E invece  teng’a guerra n’ capa (spero si scriva così). Sempre in bilico tra la mia voglia di rinnovarmi e il morboso attaccamento al mio presente, che si nutre e vive di quello che sono stata. Di cose brutte ne ho passate a Firenze. Quando ci sono arrivata a sei anni è stato uno strazio. E se penso a quando non capivo cosa volessero i miei compagni che chiedevano il “lapis” o il “tony”, mi viene da sorridere. Ora che nel mio linguaggio inizia a farsi avanti nemmeno troppo timido qualche accento romano, ma fa a cazzotti con il fiorentino che fuori casa (come nelle srasferte), diventa ancora più colorito.
Non è stato tutto rose e fiori. Anzi è qui che ho visto separare i miei, è da qui che ho visto partire mio padre. E’ qui che ho posto fine ad una storia  lunga e difficile, che mi ha portato via energie e pezzi di personalità (ritrovate, per fortuna). E qui che ho ricominciato, è qui che ho cominciato. Il lavoro che faccio ora, con un entusiasmo che oggi è un po’ appannato. E’ qui che ho visto arrivare dall’Alto Adige quell’amica che conosco da quando avevo sei anni, è qui che ho ritrovato quella con cui sono andata a scuola alle elementari. E’ qui che è arrivata in punta dei piedi quella persona con l’accento  pieno di sarcasmo dall’isoletta, e quella che per capirla ci vuole l’interprete, perché il suo salernitato va un po’ troppo veloce. Quella che sembra non ci sia, ma c’è, con le sue parole dure e analitiche che pungono nel vivo e si preoccupano per te. E’ qui che “che s’ha aspettà di morrto??”, è qui che “borda e ariborda”, è qui che “l’è maiala!!!”, è qui che “oh bellinooooo!!!”. E’ qui che dopo un dilivio universale che ti fa svegliare alle 3 di notte per chiudere le finestre poi spunta il sole per tutto il giorno, che l’Arno ancora è incazzato. E’ qui, è tutto qui. Poco? Chissà. Intanto è la mia doppia vita che si divide correndo veloce quando legge “Valdarno” sul cartello, quella che apre gli occhi  assonnati che seguono i binari. Sarò migrante, sarò provinciale. Poco importa, per me è ancora qui.

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