Corro a darle la buonanotte

Io lo so che mi tiene il broncio. Me ne accorgo perché quando torno mi sorride nascondendo la testa, per non far vedere la bocca che tradirebbe l’atteggiamento serio e corrucciato. Abbraccia la gamba di qualcuno che conosce, qualcuno di più grande di lei, e ci fa strusciare i capelli. Ma lo vedo che sotto sotto sorride. Fa così perché le piace farmi pesare che sono mancata. O almeno a me piace pensarlo. Io la guardo, la osservo, anche se appena arrivo sono stanca, che per vederla ho fatto la mia macchinina grossa anche se non lo è, per farsi valere con i tir. Tutti in fila, un esercito di instancabili gomme enormi e nere. Se volesse una storia prima di dormire, gliele racconterei quelle gomme enormi come orchi, due volte più grandi delle mie. Le racconterei del buio, della notte che si fa più notte mano mano che la macchina semina fumo come le briciole di Pollicino. Le racconterei della foresta di lampioni, degli occhiali che come uno scudo difendono dalle insidie sul cammino. Delle prove da superare per arrivare alla casetta di marzapane. Dove non c’è nessuna strega. Lei farebbe finta di non sentire, ne sono sicura. Mi dà ancora un po’ le spalle girata sul fianco, con gli occhi che si socchiudono sulle mie parole. Mentre le rimbocco le coperte vedo quante cose sono cambiate intorno, e stringo i denti per il magone. Ma poi, quasi nel sonno si gira di colpo e mi abbraccia. La stringo forte e la respiro fino a farle solletico con il naso. Così mi sorriderà di nuovo.

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