bilancio di fine mese, entrate e uscite (o meglio chi entra e chi esce)

Posted by Diletta Parlangeli on Mar 29, 2008 in Mentre vivo |

A fine mese finiscono i soldi, forse arrivano le bollette, e soprattutto i bilanci. E in alcuni casi sono meglio le bollette.

Lezione numero uno: anche le persone che si presentano sicure, quelle che le incontri e pensi “cavolo, questo/a sa dove vuole arrivare”, si confondono, confondono, si perdono (e non perdòno).  Insomma quelle che arrivano, ti prendono per mano e iniziano a correre che tu nemmeno sei sicura di riuscire a stargli dietro, anche quelle, ad un tratto nella folla mollano la presa. Ti giri, guardi avanti e indietro: niente, non ci sono più. Stanno affannando nel loro andirivieni di dubbi, prese di coscienza (o incoscienza), di pensieri meta cosmici a cui nessuno verrà reso partecipe. E dire che sembravano tanto certe del loro essere e del percorso da seguire.

Lezione numero due: non si può mai, e dico mai, essere certi di quello che si sa fare (ma molto certi di quello che non si sa fare, quello forse sì). Anche le basi più solide della propria conoscenza, quelle che si credevano indissolubilmente marmoree, possono sciogliersi come la fine di un ghiacciolo a ferragosto (alle 12 sotto il sole).

Lezione numero tre: “non è mai troppo tardi”. Parliamone. Certe volte è così tardi che manco più ti ricordi cosa stavi aspettando. Motivo per il quale credo che in certi contesti della vita, se arrivi tardi è meglio che non arrivi proprio (ma qui si rientra nel “meglio tardi che mai”, ed è un altro capitolo).

Lezione numero quattro: anche la persona più dodda (che in toscano indica atteggiamento da tontolone e qui lo uso in accezione “bonaccione”) messa sotto stress può diventare uno stronzo (/a).

Lezione numero cinque: non è che la speranza sia l’ultima a morire. Diciamo che in qualche caso al massimo può resuscitare.

Lezione numero sei: l’età, come volevasi dimostrare, non denota né maturità, né saggezza, né i cosiddetti attributi. Le parole al vento sono il passatempo migliore per molte persone e la lezione numero sette (a seguire), sarebbe quella che dovrei imparare a menadito. Non fidarsi è sempre troooppo meglio, come recitava un’ottima rima de La Pina.

Lezione numero otto: ognuno costruisce le teorie della comunicazione a propria immagine e somiglianza. C’è chi rigetta il telefono dicendo che non è un buon mezzo, e poi è capace di dire cose ben più delicate via chatv (beati luddisti).

Lezione numero nove: facciamo che lasciamo perdere? Sì, lasciamo perdere.

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