Dentro la tua terra mi ritroverai

Irene non si aspettava più molto. Si scopriva a sorridere di pietà per le ridondanti parole benevole di una persona che era entrata dalla porta sinistra del salone e uscita dal varco a destra, mentre lei era lì seduta sulla poltrona. Suonava inutile e vuota, quella nenia il cui tono andava lentamente decrescendo, fino a scomparire. A tratti il sorriso diventava addirittura una risatina di pancia, mentre osservava quell’andatura goffa e inadeguata che si dirigeva verso l’uscita. Era sollevata.
Restava seduta, Irene. Osservava, senza aspettare. Guardava, senza scomporsi.
Mentre si sistemava la gonna che si era un po’ alzata nell’accavallare le gambe, le sembrò di sentire qualcosa. Come se qualcuno fosse lì con lei. Si sistemò la forcina nei capelli mentre rifletteva sul fatto che c’erano solo due porte in quella stanza, e non poteva che sbagliarsi. L’unica finestra le era davanti, appena socchiusa; la tenda a coprire. Sentì il forte istinto di voltarsi. Girò la testa di scatto ma il busto rallentò la torsione frenando il movimento.
Lui era lì. Fermo in uno sguardo sicuro. Non disse una parola e le appoggiò una mano sulla spalla.
Irene si stropicciò gli occhi. Aveva paura di parlare e scoprire che le sue parole attraversavano l’aria. Fissò il suo petto, come se vederlo muoversi potesse confermare che era vero.  Lì dietro di lei.
Non le importava se avrebbe risposto o meno, doveva dire qualcosa, entrare in contatto con quegli occhi nocciola che la puntavano: <Non credevo che ti avrei rivisto qui>.
Non sentì risposta, ed ebbe paura. Ma sentiva ancora la sua mano sulla spalla, e mentre stava per girare di nuovo la testa e rimproverarsi della sua stupida illusione, senti che quella mano stringeva forte. Di scatto rimise gli occhi nei suoi.
Lui sorrise. Irene si accese in una calda risata e gli gettò le braccia al collo. Attese che quel silenzio si riempisse di mille parole e racconti, di entusiaste sintonie che iniziavano a danzare. Sognava il sole e la brezza in faccia, mentre lui le scostava i capelli dal viso. L’aria entrò, spalancando con forza la finestra e facendo ondeggiare la tenda. Si strinsero forte, i toraci avvicinati a far mancare il respiro. La bocca di lui si avvicinò all’orecchio: <Io invece lo sapevo, che ti avrei rivisto qui>.

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