Un’italiana all’esterp

E’ il secondo giorno che entro qui dentro. Ieri mi ci sono catapultata per necessità. E’ uno dei diecimila internet point che ci sono davanti alla stazione Termini: quando ho fornito la carta d’identità il tipo mi ha chiesto con faccia stupita “Italiana?!?”. “Già, così pare” ho pensato. Ma oggi già mi sento più a mio agio. Il ragazzo con il cappellino strano in testa e il baffo bizzarro mi deve aver riconosciuto. Mi ha sorriso e ho scorto un’espressione soddisfatta sul suo volto paffutello quando ha visto che ero già inserita nella lista clienti del pc. Fa freddo qui a Roma, anche se il sole batte incessantemente e illumina gli infiniti angoli di questa città. Comincio a girare e prendere contatti di lavoro, con immancabile stradario alla mano. Qui sennò mica ce la fai a girare. Chiedo spesso alla gente per strada, agli autisti dell’autobus. Alcuni, se sanno di essere più precisi dell’interrogato in questione,  rispondono anche se non li hai interpellati. La casa mi piace sempre di più. Chissà se è il posto fatto su misura per me. Lo osservo incuriosita e piena di voglia di raccontarlo. Senza internet mi sento spaesata, ma spero che presto arrivi la soluzione (ve bene che qui comincio ad ambientarmi, ma è un po’ scomodo). E poi ho voglia di scrivere, scrivere, scrivere. Di leggere e scrivere.  Con il tratto di un caldo pensiero che si accende di pensieri,  attimi rubati al tempo che con un colpo di tacco mi ha ridato il sorriso.

Mentre vivo, Racconti dalla Capitale