Sulla riva del fiume (Capitolo II)

Firenze chiama

Firenze è come una relazione pericolosa: sai che ti farà male, ma la vuoi tenere con te. Solo con il tempo impari a prendere le giuste distanze e gustarti solo il meglio. E allora vedi oltre quell’acqua stagnante che parte limpida da Falterona e si sporca via via mentre scorre. Ti sembra chiara quell’acqua, di notte, illuminata dalle piccole stelle messe in fila sui lungarni. E lasci che ti entri dentro, che ti penetri fino in fondo. La testa si gira a guardarla, mentre attraversa i ponti nuovi, tutti uguali. Passerelle che portano dall’antico squallore alla vita nuova. Le piazze nascoste, come quella del Limbo, della Passera. Come Santo Spirito dimenticato dopo le cronache cittadine. Diventa un amante che si ritrae nei vicoli antichi e pieni di storia che ormai odora di stanze chiuse. Si fa inseguire quando risplende di sole. Si fa annusare quando s’imbelletta per il prossimo incontro. Riflessa nei raggi caldi, che penetrano i rami e cadono a terra. Elegante e presuntuosa si fa ammirare mentre sfugge dalle mani. La riconosci nei ciottoli dell’Oltrarno, ancora così vero. La puoi rincorrere affannando su per il viale Poggi, fino a respirarla a pieni polmoni dal Piazzale alto e generoso. Ne saprai riconoscere le zone semplici e poco tortuose che si dispongono ai lati delle strade, quando le percorri con l’auto sicura. Lascerai che la musica la canti all’aria che esce ed entra dal finestrino. La vedrai piccola e indifesa laggiù, da Fiesole, e vorrai solo abbracciarla come una bimba che piange malinconica.

Cagliari risponde
Sì sì, “relazione pericolosa”…come quella che si instaura con le zanzare tigre, che tra l’altro popolano la città molto più dei fiorentini…anche se questo potrebbe essere considerato un pregio! E’ vero, “solo con il tempo impari a prendere le distanze”…tempo che si risparmierebbe a palate se i fiorentini appoggiassero il fiaschetto di Chianti prima di affiggere i cartelli stradali! “L’acqua sembra limpida di notte”…verbo più che appropriato, dato che di giorno si colora di un simpatico colorito tendente al marrone… ma soprattutto, chi le ha mai viste le stelle a Firenze? E il sole? Un antico ricordo perso tra quelle piazze nascoste…ma poi…piazza della Passera? Bè…qui qualunque commento risulterebbe superfluo! “Fino a respirarla a pieni polmoni dal Piazzale alto…l’aria che esce ed entra dai finestrini”…ah! ora capisco cos’è quel piacevole mix di umidità e smog che ti regala un bel colorito da tubercolotico! Le sue strade? Si, “l’auto è sicura” ma l’ultimo urbanista degno di nota a Firenze è stato un certo Leonardo da Vinci, per non parlare dei parcheggi e dei fiorentini al volante che, MAREMMA, la patente l’hanno vinta nelle patatine! Firenze “vorrai solo abbracciarla”…più forte, di più, ancora un po’…COFF!COFF!… forse troppo!!!

Cagliari chiama
Cagliari racchiude in se l’essenza delle piccole città separate dal resto del mondo; così lontana da tutto ciò che c’è oltre il suo mare, così vicina al cuore di chi quel mare l’ha solcato per cercare quello che la sua terra gli ha negato. Non ci sono grandi monumenti, né luoghi indimenticabili; la sua storia si perde in quella dei popoli che l’hanno occupata, senza mai cambiarne l’anima, così testarda e così istintiva, come la sua gente. L’asfalto brucia, il caldo stordisce, la sua monotonia è soffocante…tanto da farti desiderare di allontanartene il più possibile. Eppure c’è qualcosa della sua terra che ti tiene indissolubilmente legato a lei. Si, perché a Cagliari quando sollevi gli occhi in alto, il cielo è sempre azzurro e il sole non gli si nega mai, nemmeno nei giorni d’inverno; a Cagliari le onde del mare cullano ritmicamente i tuoi pensieri, la voce del vento abbraccia i silenzi, la sabbia è lo specchio del sole e le sue notti sono sempre piene di stelle…i suoi colori sembrano usciti dal pennello di un artista, i suoi sapori sanno di casa e di genuino, la sua gente, anche quando si veste del suo provincialismo snob, è comunque legata alle piccole cose, come i bambini lo sono alle proprie fantasie…Cagliari è proprio questo: quel gioco che hai amato tanto da piccolo ma che crescendo hai conservato dentro un armadio e che ogni tanto tiri fuori, quel gioco che non hai più tante occasioni di rispolverare e che a volte metti in disparte, ma dal quale, ne sei certo, non potresti mai separarti…

Firenze risponde
Sì, sì, “il sole non si nega mai”, come no. Chiedilo a chi c’è stato nell’ottobre 2007, a Cagliari. L’asfalto bruciava al massimo per le bestemmie degli automobilisti che cercavano parcheggio in Viale Trieste. In quella città non c’è traffico da nessuna parte, tranne che lì. Hanno fatto il calcolo per i posteggi con il numero di cittadini di Iglesias e come se si trattasse di un’area patrimonio dell’Unesco. La ztl segue regole che farebbero impazzire anche Archimede: fino alle 10.30 puoi lasciare la macchina dove ti pare, pure in mezzo alla strada. Poi scatta il divieto per qualsiasi mezzo a motore non isolano, e fino alle 17 paghi come se lasciassi la macchina in Piazza di Spagna (sui gradini). Poi di nuovo free. Strade per lo shopping, una. E attenzione: la prima è la fine dell’altra. Un vento che farebbe volar via pure la donna cannone “e senza dire parole”, che è meglio. Buoni i sapori, ma la gente più che legata alle piccole cose è legata ai… vabbè, torniamo ai sapori che è sempre meglio.

Asia e Irene*

* Questa volta la categoria presa in analisi dalle “quattro mani” è la città. Asia proviene da Cagliari e vive a Firenze, Irene proviene da Firenze ed ha vissuto a Cagliari. Hanno voluto giocare con pregi e difetti delle loro città che entrambe amano e odiano con la stessa intensità.

firenze, Mentre vivo, sulla riva del fiume, viaggio