Firenze-Roma: non era solo andata

600 chilometri. Tre corsie, poi di nuovo due, poi di nuovo tre. Ho guardato il casello di Firenze sud e mi stavo per commuovere. Volevo baciare terra tipo Cristoforo Colombo (comunque non c’ero, non so se l’abbia baciata o meno). In realtà avevo solo voglia di piangere. Di commozione, al massimo, immaginavo  quella cerebrale che ho augurato a quel gran truffatore di ipotetico proprietario di casa romano e affiliata agenzia immobiliare. Ieri è stata una giornata da incubo. E pure stanotte ho sognato gente che non volevo vedere, proseguendo l’incubo. Chianti ovest, autogrill. Arezzo, Fabro, Orte. Uscita Roma e80, prosegui per Tiburtina. Grande raccordo, un mare magnum. Tir, gente persa come me sulle immense corsie della Capitale. Tutto per ritrovarmi in mano l’assoluto niente. Imbottita di farmaci per resistere a questa influenza che questo inverno si è presentata 3 volte. Ma ne avessi passata una sola a casa, sul divano, come merita di essere fatta passare la febbre con mal di gola. Fazzoletti nel porta bottiglie della macchina. Uno starnuto ogni tot chilometri. Parevo la spia di quando non allacci le cinture,  o il ticchettio di quando inserisci la freccia. Andata. Ritorno. Sembra una barzelletta, è la realtà. Mia madre con 39 di febbre seduta al posto passeggero, trasportata dalla Toscana al Lazio e ritorno che parevamo E.R, peccato che non è uscito dal cofano quel gran dottore di George Clooney. Tutti i soldi che avevo messo da parte e buttato via in queste inutili trasferte. Che giornata da dimenticare. La disperazione mista a rassegnazione negli sguardi tra me e Gianluca. E’ scorpione anche lui,  con la sfiga c’ha a che fare. Io di sicuro se continuano a succedermene tante tutte insieme, ci sta che finisca o in galera, per aver appeso qualcuno al muro, o al Lourdes, per farmi benedire (aiuto, questa cosa l’avevo già detta). Comunque, pioggia ho lasciato, e pioggia ritrovo. Ma almeno non mi perdo il compleanno di Ginny. E poi la casa che troverò sarà più bella di quella che volevano rifilarmi.  E forse la pagherò anche meno. E forse sarà un quartiere pieno di gente per bene e simpatica. E forse sarà tutto di quel luminoso colore romano che è l’ocra. E forse… si, forse va bene l’ottimismo, ma starò mica esagerando? Intanto ieri è passato, e oggi il sorriso delle mie amiche mi ha riportato alle cose che contano nella vita.

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