Eclissi

D’improvviso fermò i suoi passi, chiedendosi cosa ci facesse in quel posto. Per l’ennesima volta il sole l’aveva ingannata, guidandone i passi lungo strade che non aveva mai visto. Irene amava la luce. Il calore dei raggi stampato sulla faccia era come una cura temporanea,  che puntualmente si rivelava solo un palliativo.

Ferma ad osservare le pieghe dell’asfalto, sentì profumo di mare. Trasalì, e per un attimo fu di nuovo sollevata, come scorgesse qualcosa di familiare in quella brezza lontana e sognata. Girando il naso per respirare a pieni polmoni l’aria, non riuscì ad afferrarne più l’odore. <L’ho sentito, sono sicura – pensò tra se e sè; e un’ansia immotivata le prese il petto –  mi ci allontano spesso, ma so ritrovalo. Erano l’acqua salata e la sabbia dolciastra. Ne sono sicura>.

Niente da fare. Nel punto di congiuntura tra cinque stradine Irene cercava di capire dove  fosse andata a finire, senza riuscire a decifrare più nulla attraverso l’olfatto. Forse i suoi sensi l’avevano nuovamente ingannata. Non un cartello, non un colore diverso da quel bianco delle costruzioni che rifletteva i raggi rendendoli insopportabili alla vista. Quel riflesso che ti fa stringere gli occhi e  costringe ad una prospettiva poco soddisfacente sulle cose.  In tutto quel chiarore fu anche sicura di aver scorto l’ombra di uomo passare lento, da lontano. <Scusi>? Non ebbe risposta. Non insistette.

Cominciava a sudare e a sentire troppo caldo. Le gocce sulla parte superiore delle labbra, la fronte. Il viso rosso, il respiro affaticato. Non c’era riparo in quel maledetto crocevia. Chiuse gli occhi per pensare. Doveva riflettere prima le sue percezioni la ingannassero ancora. Piegò le gambe e lentamente si lasciò sedere a terra. Si raggomitolò tirando le ginocchia a sé, verso il busto, e facendogli ospitare la testa chinata. Decise che sarebbe rimasta così, con le sue mani che la proteggevano dalla rabbia del sole, fin quando non sarebbe tramontato. Allora era sicura che il fresco avrebbe aiutato a capire, e che senza tutto quell’afa lo avrebbe potuto cercare, come sempre da sola, il mare.

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