Tum. Tum. E’ la musica
Credo che la musica sia come un sentimento. Almeno, a me è sempre successo che una canzone facesse battere il cuore. Va con le stagioni, smuove le corde dell’essere. Come se ci fosse un filo che parte dalle orecchie e arriva fino alla pancia, un filo che viene sfiorato, e tu ti senti il cuore a mille per un semplice accordo di chitarra o una modulazione della voce. Che poi ti chiedi come sia possibile che certi brani siano così perfetti. Alcuni passaggi in particolare, ti fanno venire i brividi e nemmeno sai perché. E’ una sensazione sulla quale mi sono sempre interrogata. Come si generi, quale reazione chimica l’accompagni.
L’ultimo è un’imboccata di un conoscente fiorentino a Roma, Tommaso. La sua casa è piena di vita e di cd, e tra questi è sbucato “Stato di calma appartente”, di Paola Turci (2004). Ho sempre creduto che fosse un’artista italiana tra le più sottovalutate, e ho confermato l’idea. Riporterò il testo di un brano dell’album nei prossimi giorni. Delicata, originale. Una voce calda che sa di donna.
Tornata alla base mi sono precipitata da Ricordi, e un’altra cosa bella del farsi piacere i cd vecchi, è che seppur originali, li paghi niente. Quattro euro e novanta e mi sono intascata uno dei migliori cd della mia discoteca (modesta, ma discreta).
Sì, certe sonorità ti prendono proprio alla pancia, come un sentimento. E ti riscopri, ti rivivi attraverso le vibrazioni e le parole che qualcuno ha scritto chissà quando e chissà perché. Il cuore batte d’adrenalina e canti, a squarciagola (farlo in macchina è il mio must).